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Vertice Putin-Lukashenko, Europa e Stati Uniti devono decidere cosa fare con la Russia

Visto come stanno andando le cose, viene da chiedersi se questa non fosse l’intenzione di Putin fin dall’inizio. Quando si siederà con il presidente russo al vertice di Ginevra, Biden potrebbe dover fare delle scelte nette

Cinque giorni dopo che un caccia della Bielorussia ha intercettato un aereo di linea in volo tra due paesi dell’Unione europea per arrestare il dissidente Roman Protasevich, il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto nell’iconica località di Sochi sul Mar Nero l’omologo bielorusso, Alexander Lukashenko. L’incontro tra i due presidenti, il terzo di quest’anno, è il chiaro segnale che Putin non sente il bisogno di giocare secondo le regole dell’Occidente. Capire cosa ha in mente l’uomo forte del Cremlino è molto difficile, ma si può cercare di comprendere il significato delle sue azioni. Se Putin avesse voluto prendere le distanze da Lukashenko, gli esponenti del suo governo non avrebbero riconosciuto come corretto il comportamento del bielorusso, né tantomeno avrebbero vietato l’ingresso in Russia ad alcuni voli europei che aggiravano la Bielorussia – pur senza ammettere che fosse quello il motivo, scongiurando (almeno per ora) lo scenario di un conflitto sulle rotte aeree.


Adesso non si può fare a meno di prendere atto che Putin e Lukashenko stanno agendo insieme, e condividono un’agenda. La domanda per l’Europa e gli Stati Uniti è cosa fare. Finora l’Occidente ha sanzionato la Russia per ogni cosa: dall’annessione della Crimea nel 2014 alle presunte ingerenze nelle campagne elettorali, fino all’avvelenamento del dissidente Alexey Navalny e alle azioni ostili dei servizi segreti russi sul suolo di paesi della Nato. A parte l’annessione della Crimea, Mosca nega ogni coinvolgimento, e ha sempre una versione o un’accusa alternativa. 


Europa, Russia e Bielorussia

Adesso l’Unione europea aumenterà le sanzioni contro il regime di Lukashenko, il che farà salire il costo diplomatico per Putin della difesa del suo alleato, ma anche il suo potere. Se l’Ue amplierà le sanzioni, l’effetto geopolitico sarà quello di rendere la Bielorussia ancora più dipendente dalla Russia. Allo stesso tempo però, ormai l’Ue non può fare diversamente. La Russia è di gran lunga il principale partner commerciale della Bielorussia, rappresenta quasi il 50% di tutti gli scambi, seguita dal 18% dell’Ue. Bruxelles sta valutando sanzioni settoriali ed economiche, individuando le esportazioni di cloruro di potassio e il transito del gas come potenziali obiettivi. Minsk fornisce il 20% del cloruro di potassio mondiale, gran parte del quale viene esportato attraverso i paesi baltici. Per il paese ex sovietico è un settore vitale.

Visto come stanno andando le cose, viene da chiedersi se questa non fosse l’intenzione di Putin e Lukashenko fin dall’inizio. A Sochi i due hanno parlato pubblicamente del rafforzamento dell’unione politica Russia-Bielorussia, sottolineando che sta dando buoni risultati. «Bisogna procedere senza fretta e nel rispetto degli interessi delle parti, ma ci si sta muovendo in questa direzione con fiducia e questo lavoro sta già dando risultati concreti ai cittadini», ha detto Putin. L’integrazione sarà lenta, ma inesorabile. 

Il reset delle relazioni Usa-Russia non sta funzionando

Inoltre, non tutti gli europei la pensano allo stesso modo su Putin. Mentre i paesi dell’Europa orientale – così come la Francia e l’Italia – hanno le idee molto chiare, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha insistito sul fatto che non ci sono prove del coinvolgimento russo nel dirottamento del volo Ryanair e bisogna dialogare con Putin. Il presidente USA Joe Biden, dal canto suo, non ha indicato quando potrebbe agire sulla Bielorussia, anche se Biden ha definito Putin un «assassino» e promesso di adottare una linea dura, la Casa Bianca ha affermato di cercare «una relazione stabile e prevedibile» con la Russia. Nel frattempo, Biden ha rinunciato alle sanzioni sul raddoppio del gasdotto russo-tedesco Nord Stream, facendo un grande regalo a Mosca e a Berlino. Quando si siederà con Putin al vertice di Ginevra del 16 giugno però, Biden potrebbe scoprire di dover fare delle scelte nette, e difficili. Infatti, a meno di tre settimane dal primo, attesissimo faccia a faccia USA-Russia della nuova presidenza, continuano a materializzarsi tensioni imperdonabili.

I cyber attacchi russi alle agenzie USA

Oltre alla Bielorussia, a scaldare l’atmosfera pre-vertice è un hackeraggio di massa messo a segno con la tecnica del phishing: i pirati informatici russi avrebbero usato un account dell’USAID, l’agenzia federale americana per gli aiuti internazionali, per inviare oltre 3.000 false email a 150 organizzazioni regolarmente in contatto con l’agenzia. Queste email, apparentemente autentiche, conterrebbero un codice che permette agli hacker un accesso ai sistemi informatici delle organizzazioni attaccate, permettendo loro di rubare dati o di infettare i computer di quelle reti. A rivelare l’accaduto è stata Microsoft, secondo cui dietro ci sarebbero hacker del gruppo Nobelium, lo stesso del cyberattacco SolarWind dell’anno scorso, ritenuto da Microsoft «il più grande e sofisticato mai visto al mondo», di cui sono rimaste vittime numerose agenzie governative e aziende americane. Nobelium è ritenuto vicino al SVR (servizio dell’intelligence russa), già coinvolto negli hackeraggi dei democratici durante la campagna elettorale del 2016. 

Il dilemma americano ed europeo

Biden finora ha sempre scelto misure proporzionate, spiegando di non voler avviare escalation, ora però si trova di fronte a questa nuova provocazione pochi giorni dopo il cyber attacco alla Colonial Pipeline, il più grande oleodotto americano che è stato bloccato per una settimana da un cyberattacco di hacker russi – apparentemente non legati al Cremlino – che hanno chiesto un riscatto da 5 milioni di dollari per sbloccarlo. Sembra evidente che la risposta di Biden e degli europei finora è stata inadeguata e inefficace, ed è altrettanto evidente che Putin vuole arrivare al vertice di Ginevra dimostrando che nessuna sanzione fermerà la Russia, che negli affari interni russi non sono ammesse interferenze esterne, e che in politica estera con Mosca si discute e si negozia alla pari. Adesso ci si può aspettare che Putin usi queste prove di forza per ottenere concessioni da Biden, per esempio in Ucraina, ma americani ed europei dovranno imparare questa lezione. 

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