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Saman, quello che sappiamo finora e perché gli inquirenti sono quasi certi del peggio

I genitori fuggiti in Pakistan, lo zio dileguatosi tra Francia e Spagna e i racconti di chi conosceva bene la famiglia Abbas

Lo scorso 30 aprile, Saman Abbas, una ragazza di origini pakistane residente a Novellara, è sparita nel nulla. Il padre delle 18enne è convinto che si trovi in Belgio, ospite di qualcuno. «Il 10 giugno torno in Italia e spiego tutto ai carabinieri», ha detto Shabbar Abbas. Lui e sua moglie, Nazia Shaheen, al momento sono in Pakistan e, nonostante la scomparsa della figlia, non sono tornati in Italia. Le autorità italiane hanno avviato, a loro carico, una rogatoria internazionale di arresto ed estradizione. Anche sullo zio della giovane, Danish Hasnain, pende un mandato di cattura europeo: fermato dagli agenti, al confine con la Francia e senza documenti, non si è presentato in questura per regolarizzare la sua posizione. Si è dileguato.


Potrebbe trovarsi ancora in Francia, oppure essere fuggito in Spagna, stessa meta che voleva raggiungere Ikram Ijaz, cugino di Saman, prima di essere arrestato a Nimes dalla polizia francese: gli inquirenti italiani ritengono che possa essere responsabile di concorso nell’omicidio della giovane e nell’occultamento del cadavere. Ultimo membro della famiglia Abbas coinvolto in questo caso è il fratello della ragazza. Il 16enne, lo scorso 9 maggio, era stato trascinato dallo zio Danish nella fuga. A differenza di colui che è il principale indiziato per l’esecuzione materiale dell’omicidio ed è uscito dai radar delle autorità italiane, il minorenne è stato accompagnato in una struttura protetta dell’Emilia.


27 ottobre 2020: il matrimonio combinato e la fuga in comunità

Saman ha chiesto aiuto ai servizi sociali di Novellara il 27 ottobre 2020: i genitori volevano costringerla a sposarsi con un cugino che vive in Pakistan. Qualche giorno dopo, la ragazza è stata allontanata d’urgenza dalla casa familiare è trasferita in una comunità educativa nella provincia di Bologna. La ragazza, all’epoca, era ancora minorenne. Sua madre, di 46 anni, e suo padre, di 43, vengono denunciati con l’accusa di costrizione e induzione al matrimonio. I genitori, che avevano individuato nel 22 dicembre 2020 il giorno in cui celebrare le nozze combinate, avevano già acquistato dei biglietti aerei per il 17 dicembre.

11 Aprile 2021: il ritorno a casa

Un post tratto dal profilo Facebook di Shabbar Abbas, padre di Saman Abbas

Compiuti 18 anni, Saman decide di lasciare volontariamente la comunità. La sindaca di Novellara Elena Carletti ha spiegato: «Gli assistenti sociali l’avevano avvertita di quali rischi avrebbe corso». Chi si prende cura di lei nel centro le dice: «Se torni a casa rischi di essere portata forzatamente in Pakistan, in una località inaccessibile. O che ti ammazzino». L’11 aprile 2021, Saman fa comunque ritorno a casa. Tra le motivazioni potrebbe esserci quella di convincere i genitori a restituirle i documenti. Oppure, come ipotizza uno degli investigatori, sperava in una riconciliazione con la famiglia. La giovane deve usare il cellulare con parsimonia, di nascosto al padre. Non ha molti contatti con l’esterno e l’ultima volta che è stata vista da alcuni testimoni è stata tra il 20 e il 25 aprile.

29 aprile 2021: i video della sera della scomparsa

Quando, il 5 maggio, i carabinieri bussano alla porta di casa Abbas per conto dei servizi sociali, non trovano nessuno. I genitori, si scopre dai registri aeroportuali, sono tornati in fretta in Pakistan: «Per assistere una parente malata», sostengono. Saman non si è imbarcata su nessun volo. Gli inquirenti ottengono delle immagini di videosorveglianza che fanno pendere le accuse sui famigliari più stretti della ragazza. In uno dei filmati, risalenti al 29 aprile e al vaglio della procura, si vede Saman uscire di casa con uno zaino chiaro in spalla, accompagnata sul retro dell’abitazione dai genitori.

Senza il velo e gli occhiali, sorridente. Con piercing alle orecchie e al naso. Appare così in una foto Saman Abbas in uno scatto, in mano agli investigatori, che sarebbe stato fatto nel periodo in cui la giovane era in una comunità protetta, prima di far ritorno a casa

Qui, secondo la pista che segue la procura, sarebbe stata consegnata all’esecutore materiale dell’omicidio, suo zio. Dopo una decina di minuti, il padre e la madre di Saman fanno rientro in casa senza di lei. Poi, il padre va nuovamente nei campi per qualche minuto, e questa volta ritorna nella sua residenza portando lo zaino della figlia. Quello è il lasso di tempo in cui dovrebbe essere stata assassinata. Un altro video mostra tre persone, attorno alle 19.15 del 29 aprile, con due pale, un secchio con un sacchetto azzurro, un piede di porco e un altro strumento da lavoro, muoversi nei campi sul retro dell’abitazione di Saman. Quelle stesse tre persone ripassano sotto le telecamere poco prima delle 22.

La testimonianza del fidanzato e degli amici

«Già due anni fa, Saman si era opposta a un primo matrimonio combinato dal padre. Voleva denunciarlo allora», ma non lo fece. Forse per paura. A raccontarlo è un 21enne di origini pakistane con il quale Saman aveva una relazione. La giovane gli avrebbe confidato che, nella casa di famiglia, viveva da reclusa, «senza nemmeno poter uscire per andare a fare la spesa». E ancora: «Mi diceva che aveva paura». Lo stesso fidanzato avrebbe ricevuto delle minacce dal padre della giovane. Un altro giovane pakistano che conosceva Saman spiega che la sua amica era preoccupata anche per il controllo di «zio e cugini perché sapeva che la stavano cercando». Amjad – questo il nome del giovane – dice che Saman «voleva bene solo al fratello, l’unico della famiglia che le mancasse».

La casa dei cugini di Saman Abbas, posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria, a poche centinaia di metri dal luogo dove vengono effettuate le ricerche della ragazza. Novellara, Reggio Emilia

E proprio il fratello di Saman avrebbe detto agli inquirenti che lo zio, di cui ha profondo «timore», gli avrebbe confessato di aver ucciso sua sorella. Un altro amico di Saman ha mostrato agli inquirenti alcuni messaggi scambiati con la ragazza qualche giorno prima della scomparsa: «Si diceva convinta che i familiari avessero compreso i suoi desideri, promettendole il consenso a una vita diversa. Si capiva che era felice, perché era certa di poter raggiungere il fidanzato, un connazionale conosciuto di recente e con il quale aveva allacciato una relazione».

Le parole della madre e dello zio

La sera prima della scomparsa, Saman origlia un dialogo tra la madre e un’altra persona. A un certo punto, la signora inizia a sostenere che l’unico modo per obbligare una donna ad attenersi alle regole di vita pakistane sia «ucciderla». Saman è terrorizzata e racconta quanto ascoltato al suo fidanzato, in un messaggio vocale: «L’ho sentito con le mie orecchie, ti giuro che stavano parlando di me. Non sono fiduciosa. Se non mi faccio sentire per due giorni allerta le forze dell’ordine». Nelle mani degli investigatori, infine, sono finite anche le chat dello zio 33enne. In una di questa, in concomitanza con la scomparsa della ragazza, scrive: «Abbiamo fatto un lavoro fatto bene».

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