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Ricatti, stupri e violenze. Come funziona la tratta dei calciatori africani: «Pagano migliaia di euro per arrivare in Europa, ma non trovano nessuno ad aspettarli»

Wesley Mukerinkindi, 24enne originario del Ruanda, racconta a Open come vengono truffati i giocatori che sognano di competere nelle leghe più importanti del mondo

Per molti giovani calciatori in tutto il mondo, i sogni sono spesso fatti della materia degli stadi europei. Le luci, le voci, i cori dei tifosi persi in ambienti sconfinati, e la certezza di una vita migliore, assicurata dagli stipendi offerti dai migliori e più quotati club mondiali. Ma la realtà non sempre supera la fantasia. Succede soprattutto a quegli atleti alla ricerca di una vita migliore nel mondo del calcio. E succede soprattutto nel continente africano, dove trafficanti di essere umani si spacciano per agenti e dietro al pagamento di alte somme di denaro da parte di famiglie disperate, promettono che faranno dei loro figli i nuovi Cristiano Ronaldo.


«Pagano dai 2 mila ai 6 mila euro, ma una volta arrivati in Europa non trovano nessuno ad aspettarli. E spesso muoiono nell’attraversare il Mediterraneo», dice a Open Wesley Mukerinkindi, un ragazzo di 24 anni originario del Ruanda che ha fondato Search Your Team, una piattaforma per calciatori e atleti che ha l’obiettivo di combattere il traffico di essere umani e dare un’opportunità a chi arriva da Paesi poveri. Emigrato in Francia con la famiglia negli anni ’90, Wesley ha vissuto come rifugiato nei ghetti della periferia di Parigi, prima che suo padre, quando lui aveva 8 anni, riuscisse a trovare un lavoro come Pastore. «Era laureato in teologia, ma i suoi studi non erano riconosciuti a Parigi».


L’esperienza di Search Your Team

Le speranze di una vita migliore finiscono presto per Mukerinkindi perché un anno dopo, quando ha 9 anni, il padre muore improvvisamente: «Volevo studiare negli Stati Uniti ma mia madre non guadagnava abbastanza neanche per mantenere me e i miei fratelli». Finite le scuole superiori, Mukerinkindi riesce a ottenere una borsa di studio calcistica per l’università dello Utah. «Ero l’unico nero francese in università. Non c’erano altri giocatori africani, e ho pensato che fosse molto ingiusto». Tornato in Europa, Mukerinkindi incontra Gaetan Ekoondo, anche lui sfuggito alle difficoltà della Repubblica Democratica del Congo grazie a una borsa di studio per Harvard. E decide così di provare a dare una possibilità agli atleti più svantaggiati. Insieme, creano Search Your Team, una piattaforma online che aiuta gli atleti rifugiati a mettersi in contatto con squadre di calcio o basket professionistiche per effettuare dei provini.

Il sogno europeo

Soprattutto in Nigeria, spiega Mukerinkindi, sono tanti i trafficanti che si fingono agenti e privano ragazzi e ragazze del loro futuro. «Tutti i giovani calciatori africani sognano di venire in Europa», racconta Wesley. «Ma fin da subito gli spieghiamo che per farlo devono essere Drogba, o Eto’o e chiaramente loro sono un’eccezione». Nel settembre 2020, la principale agenzia anticorruzione delle Nazioni Unite, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e la FIFA, hanno firmato un Memorandum of Understanding (MoU) per salvaguardare i bambini dallo sfruttamento e dalla corruzione, e provare a fermare questa catena di traffico di essere umani.

La collaborazione con il Comitato olimpico francese

«Per chi ha ancora tanto da migliorare, lavoriamo per ottenere borse di studio per università statunitensi o per fargli firmare contratti con squadre asiatiche». In questo modo, spiega Mukerinkindi, i giovani talenti hanno modo di fare importanti esperienze, sia di studio che sportive all’estero. Search Your Team ha anche una collaborazione con il Cosif (il Comitato Olimpico di Francia) in vista dei Giochi di Parigi del 2024 per aiutare a gli atleti che non sono ai ancora ai massimi livelli ad accedere a opportunità lavorative. «Ognuno di questi ragazzi che stiamo aiutando con una borsa di studio universitaria diventerà ambasciatore per le Olimpiadi. Così potranno guadagnare mentre studiano e continuare a praticare sport», spiega Mukerinkindi.

Razzismo e violenze

Oltre alla mancanza di opportunità, una volta arrivati all’estero i giocatori africani rischiano di essere esposti anche a gravi episodi di razzismo. Ed è stato proprio un viaggio in Bulgaria a far scattare qualcosa dentro a Mukerinkindi. «Avevamo delle partnership con dei club locali. Una volta arrivati abbiamo incontrato ragazzi africani che erano stati picchiati da gruppi neonazisti». In quel viaggio Mukerinkindi incontra anche una ragazza. Anche lei era partita dall’Africa con la promessa che avrebbe sfondato nel mondo del calcio. «Voleva giocare. Ma dopo aver preso i soldi della sua famiglia, il suo finto agente la stuprò». La giovane donna, rimasta in Bulgaria, deve ora mantenere una bambina nata dalla violenza. «Si prostituiva in una discoteca. Quell’evento mi sconvolse, e capii che dovevo fare qualcosa per fermare quei traffici».

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