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«Dobbiamo isolare quello scimpanzè»: così una prof parla di un alunno di origine nordafricana davanti alla classe

Il papà, che ha aspettato mesi prima di denunciare l’accaduto in attesa delle scuse della prof, ha spiegato che il figlio ha avuto molte difficoltà: «Non voleva più andare a scuola e solo con l’aiuto di uno psicologo è riuscito a riprendere con le lezioni»

Quello che è accaduto in una scuola media di Spoleto, in provincia di Perugia, ha dell’incredibile. Una professoressa, approfittando dell’assenza di un ragazzino di origine nordafricana, si sarebbe rivolta alla classe in maniera inaccettabile sostenendo che bisognasse «isolare quello scimpanzé»: «non dovete parlare con lui», avrebbe aggiunto. Un episodio che il papà del piccolo ha deciso di denunciare pubblicamente solo adesso ma che si è verificato lo scorso ottobre. L’uomo ha atteso le scuse della prof, che non sarebbero arrivate, prima di denunciare tutta la vicenda ai carabinieri. A chiarire i fatti sarà comunque la procura di Spoleto.


Cosa è successo

«Ho aspettato tutto l’anno scolastico che succedesse qualcosa, a fronte del fatto che un ragazzino non andava più a scuola. Ho aspettato che l’istituto prendesse provvedimenti nei confronti di una professoressa e insegnante di sostegno. Ma non è successo niente», racconta il padre del ragazzo di 13 anni a la Repubblica. Quella frase, durissima, era stata riferita al ragazzo dai suoi compagni di classe: «Gli hanno anche mandato un messaggio vocale nel quale gli spiegavano cos’era successo in sua assenza», aggiunge.


Le scuse della prof «non sono mai arrivate»

«Da allora è stato un disastro – continua il papà del ragazzino – mio figlio non voleva più andare a scuola e solo con l’aiuto di uno psicologo è riuscito a riprendere con le lezioni. Anche se lo specialista mi ha detto che era stato fatto un grosso danno: non si sentiva più a suo agio in classe. Poi è arrivata la dad». «Si è trattato di un comportamento ignobile, non mi era mai accaduto niente di simile in più di trent’anni in Italia. Mi aspettavo – dice il padre – almeno un tentativo di riconciliazione, che l’insegnante si scusasse, ma niente. A questo punto sono stato costretto prima a denunciare, poi a raccontare a tutti». E c’è dell’altro. Secondo la famiglia del ragazzo, questo episodio non sarebbe un caso isolato. Un’altra prof si sarebbe scagliata contro il ragazzino – che voleva essere chiamato con il suo nome all’anagrafe e non con la versione italianizzata – dicendogli: «Io ti chiamo come mi pare. Se non ti sta bene, puoi tornartene al tuo Paese». Parole sulle quali la procura di Spoleto dovrà fare chiarezza.

Foto in copertina: UNSPLASH

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