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Ema, nuovo contrordine: «Avvicinare la seconda dose di AstraZeneca per battere sul tempo le varianti»

Quanto invece al mix di vaccini, l’organo di farmacovigilanza europeo ha espresso un primo parere, ma «le prove sono limitate, servono più dati»

Potrebbe essere importante accorciare l’intervallo tra le due dosi di AstraZeneca. Questo l’ultimo parere dell’Ema per una vaccinazione contro il Coronavirus più efficace contro le varianti, specie la Delta. «Abbiamo visto sulla base dei dati del Regno Unito che la prima dose del vaccino di AstraZeneca è efficace contro la variante Delta – sono le parole di Marco Cavaleri, dell’Agenzia europea del farmaco – ma una seconda dose aumenterebbe la protezione in modo significativo, visto che la protezione con la prima dose è bassa nei confronti della variante alfa che vediamo circolare in Europa». Una linea guida che va a modificare ulteriormente le ultime indicazioni temporali diffuse per la seconda dose di Pfizer, individuate nel periodo che va tra le otto e le dodici settimane. Il vaccino di AstraZeneca «è stato approvato nell’Ue sulla base della somministrazione di due dosi, e perciò in principio, in base alle informazioni sul prodotto, è da somministrare una seconda dose in un intervallo tra le quattro e dodici settimane».


Il mix di vaccini: «Non sembra problematico, ma servono altri dati, è necessario vigilare»

Nel caso in cui un Paese voglia intraprendere la strada del vaccino eterologo – sostiene l’Ema – e dunque «vuole fare un mix con un vaccino MRna sta al Paese decidere». «Sulla base delle prove che abbiamo questo non è problematico, ma il livello di prove è basso e perciò occorre restare vigili», sottolinea Cavalleri dall’Ema. «Sulla base delle esperienze del passato», proseguono dall’agenzia europea parlando delle somministrazioni eterologhe, «mischiare vaccini sembra una strategia che può essere impiegata, ma su quelli anti Covid al momento ci sono prove limitate ed è importante raccogliere maggiori informazioni e monitorare con attenzione».


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