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I precedenti, le norme Figc e le regole all’estero: ecco perché Eriksen potrebbe non giocare più in Italia (ma altrove sì)

Col pacemaker il calciatore danese non potrà giocare in Serie A, dove vige una normativa rigorosa sulla salute dei calciatori. Eppure ci sono Paesi in Europa dove non serve neanche la visita medica

Il futuro professionistico di Christian Eriksen è a rischio e sicuramente fuori dall’Italia se avrà qualcuno disposto ad assumersi la responsabilità di farlo giocare. Il fantasista danese ha accettato di essere operato al cuore: riceverà l’installazione di un defibrillatore automatico per regolare le aritmie di cui soffre. La decisione arriva dopo le consultazioni del giocatore con i medici e gli esami svolti in questi giorni in seguito al malore accusato all’esordio contro la Finlandia a Euro 2020. Stando al parere di diversi esperti, la sua condizione patologica, e il dispositivo molto delicato che porterà con sé dopo l’intervento, gli impediranno di giocare di nuovo. In passato anche in Italia si sono registrati casi recenti di calciatori con problemi cardiaci, ma hanno avuto un destino diverso. Com’è diversa anche la regolamentazione che permette a un giocatore con una condizione simile a quella di Eriksen di giocare altrove: è il caso di Daley Blind, olandese in forza all’Ajax, che scende in campo con un’infiammazione del miocardio e un dispositivo simile a quello che avrà il centrocampista danese.


I certificati medici esistono solo in Italia (e in Grecia)

SSC NAPOLI-ANSA | Lorenzo Insigne si sottopone alle visite mediche precampionato all’Hotel Vesuvio di Napoli, luglio 2018

La regolamentazione sulla tutela degli sportivi professionisti in Italia è stata aggiornata con un decreto del 13 marzo 1995, ma la prima legge a riguardo risale addirittura al 1971. Nel Paese si è pensato di tutelare sia i calciatori che i club, con uno sbilanciamento riconosciuto anche dalla Fifa a favore dei primi che, per esempio, non possono vedersi stracciare il contratto per giusta causa dalla società per motivi di salute legati alle loro condizioni. Perciò in primo luogo l’Inter non potrà licenziare Eriksen per il problema di salute che ha avuto. In Serie A le norme sanitarie previste dalla Figc sono rigorose e prevedono il via libera all’attività sportiva solo dietro superamento di una visita medica agonistica. Tra i test svolti nella visita ai calciatori sono inclusi l’elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo, oltre a un radiografia del torace e un’ecografia del cuore. Solo dopo aver superato gli esami il medico affiliato al club rilascia, in caso di idoneità, una certificazione firmata. E come è accaduto per diversi casi, questo passaggio non avviene sempre, anche al netto di transazioni milionarie in corso. I calciatori, in particolare, sono chiamati a esami specifici ogni 6-7 mesi proprio per monitorare, tra le altre, eventuali cambiamenti della condizione muscolare e fisiologica del cuore. Anche per questo la pista della sindrome di Brugada per Eriksen si sta escludendo col passare delle ore. Questo tipo di malattia, infatti, viene rilevata attraverso un semplice elettrocardiogramma, anche se non è da escludere l’insorgenza della complicazione nel range di tempo dei mesi che come visto intercorrono tra una visita e l’altra.


Perché il caso Blind è un precedente pericoloso

EPA-ANSA/John Thys | Dopo la partita vinta dall’Olanda contro l’Ucraina per 3 a 2, Daley Blind sfoga la tensione accumulata dopo aver appreso la notizia che Eriksen si trovava in condizioni precarie, 13 giugno 2021

Con la notizia dell’operazione di Eriksen si è ritornato a parlare della vicenda vissuta da Daley Blind, olandese classe ’90 tornato nella sua Ajax dopo 4 stagioni al Manchester United. Con il ritorno ad Amsterdam, nel dicembre 2019 gli furono diagnosticati problemi causati da un’infiammazione al miocardio dopo un match di Champions perso contro il Valencia. Il calciatore si sottopose a un intervento chirurgico simile a quello che farà Eriksen, con l’implementazione di un defibrillatore. Eppure Blind ha continuato a giocare, perché? La regolamentazione all’estero non contempla l’iter delle visite mediche previste dalla Figc e addirittura in alcuni paesi la figura del medico dello sport non esiste o non è riconosciuta, come sottolineato ai microfoni di Radio Punto Nuovo dal presidente della Società italiana di cardiologia dello sport Lucio Mos. Ogni calciatore può farsi visitare da un medico di fiducia, senza passare necessariamente per lo staff dei club dove giocano o intendono trasferirsi. Ciò non significa che i calciatori che militano in club all’estero non siano seguiti scientificamente da professionisti, come annunciato dalla federcalcio inglese dopo lo spavento per Eriksen. Blind comunque continua a giocare pur non rimanendo esente dagli alti rischi che corre giocando. Nell’agosto del 2020, un anno dopo la diagnosi e l’impianto nel cuore, Blind collassò in campo in un’amichevole precampionato contro l’Herta Berlino. Lo stesso giocatore adesso è tra i convocati dell’Europeo con l’Olanda e ha raccontato di essere esploso in lacrime per la tensione accumulata sull’incidente di Eriksen, suo compagno di squadra proprio all’Ajax dal 2010 al 2013. Blind ha anche dichiarato di aver pensato di smettere di giocare.

Gli altri casi in Serie A

EPA-ANSA/Boris Streubelof | Sami Khedira (a sinistra) in azione con la maglia dell’Herta Berlino contro il francese Benjamin Pavard del Bayern Monaco, 5 febbraio 2021.

La condizione di salute di Eriksen è molto delicata e la presenza del pacemaker complicherebbe la possibilità di subire urti e sforzi durante le azioni di gioco. La sua situazione è diversa dai casi che hanno fermato in Italia altri calciatori per problemi al cuore. Tra i recenti spuntano anche nomi blasonati del pallone, ma tutti con patologie a quanto pare risolvibili, pur nella loro delicatezza, con un’operazione chirurgica o con una terapia farmacologica. È il caso di Sami Khedira, centrocampista tedesco di origini turche che oggi gioca in Bundesliga all’Herta Berlino: dopo aver vinto tutto con il Real Madrid, il giocatore passò alla Juventus e nel febbraio 2019 gli fu diagnosticata una aritmia atriale. Tra i trattamenti di questa patologia è prevista anche l’incisione delle parti che provocano lo scompenso elettrico che altera il battito del cuore, come nel caso del calciatore tedesco, che tornò in campo nell’aprile dello stesso anno dopo l’intervento. Stessa sorte anche per l’ex Lazio e Juve Stephan Lichsteiner: il terzino svizzero fu operato con successo per una aritmia e si traferì all’Arsenal l’anno successivo, così come successo al francese Jonathan Biabiany nel 2014, che però rimase fermo per un anno. Clamoroso fu anche il ritorno in campo dopo l’operazione per forame ovale pervio di Antonio Cassano, che rischiò di avere un’ischemia cerebrale. Nel 2011 il fuoriclasse barese fu operato per risolvere chirurgicamente il problema legato alla malformazione.

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