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«Abbiamo pianto insieme». Così l’ispettrice di polizia ha convinto due ragazze a denunciare lo stupro di gruppo

Si chiama Evelina Compare e in passato si è occupata di bullismo, baby gang e violenza di genere. Grazie al suo lavoro, alcuni dei presunti responsabili della violenza sono stati assicurati alla giustizia

Convincere delle giovani ragazze a confessare uno stupro non è facile. Bisogna conquistare pian piano la loro fiducia e bisogna metterle nelle condizioni di raccontare un fatto così traumatico, di ripercorrere quei momenti, quell’orrore che ha segnato la loro vita. Questo lo sa bene l’ispettrice di Polizia Evelina Compare, 47 anni, che è riuscita a convincere due giovani ragazze a parlare (una di 20, l’altra di 16), vittime di violenza sessuale di gruppo dopo una festa a Roma. Due dei presunti aggressori sono ora ai domiciliari. «Come fai a dormire la notte portando addosso il peso del tuo silenzio?», aveva detto loro.


«Ho fatto appello al loro senso di responsabilità»

Convincerle è stato difficile. Lo dice chiaramente in un’intervista a La Stampa. La prima a parlare è stata la ragazza minorenne: la frase «E non sono l’unica, sono certo che l’abbia già fatto», pronunciata dalla giovane, ha fatto capire all’ispettrice che c’era molto di più. Che non si trattava di un caso isolato. «Lei non voleva dire di più, non se la sentiva di fare il nome dell’aggressore. A quel punto ho parlato con le amiche, cercando di far capire che potevano aiutare altre ragazze, ma anche la loro stessa amica. Ho fatto appello al loro senso di responsabilità, hanno capito, è servito», ha spiegato. «Non si era confidata neanche con i genitori ed erano passati quattro mesi – ha continuato l’ispettrice – Dentro aveva ancora dolore. L’ho chiamata e le ho fatto capire che mi serviva una mano. C’è stato un attimo, quando la minorenne in lacrime ha ammesso quello che le era successo, in cui ho pianto anche io. Sotto la divisa sono anche una donna e una madre», ha aggiunto l’ispettrice in un’intervista a la Repubblica.


«La frase più frequente? “Non faccio la spia”»

L’ispettrice Evelina Compare da anni si occupa di violenze di genere ma anche di bullismo e baby gang. E spiega che l’unico modo di entrare in sintonia con i giovani resta quello di lavorare nelle scuole, «diffondendo il rispetto della donna, la non prevaricazione, ma insistiamo anche anche sull’uso consapevole dei social». La frase più frequente? «Non faccio la spia».

Foto in copertina: PIXABAY

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