M5s verso la scissione? Ministri e parlamentari in fibrillazione: chi resta con Grillo e chi va con Conte

Presto la frattura tra i due leader produrrà un partito contiano e un MoVimento grillino. E i big grillini dovranno fare alcune scelte. Anche dolorose. Ecco chi si è già schierato e chi presto sarà costretto a farlo

Da una parte ci sono Stefano Patuanelli, Federico D’Incà, Paola Taverna e Alfonso Bonafede. Dall’altra Danilo Toninelli, Carla Ruocco, Luigi Gallo e Davide Crippa. In mezzo il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il presidente della Camera Roberto Fico. Sono i nomi più noti tra i parlamentari schierati con Conte (i primi), con Grillo (i secondi) e quelli che non hanno ancora deciso cosa fare nella diaspora a 5 Stelle prossima ventura. Ovvero quando, come ormai è molto probabile, la frattura tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo produrrà un partito contiano un MoVimento grillino. E in molti saranno costretti a decidere da che parte stare. Ovvero se schierarsi con il M5s del “padre padrone” (copyright: Giuseppe Conte) o con l’uomo che “non ha capacità politiche né manageriali” (copyright: Beppe Grillo).


La scissione a 5 stelle all’orizzonte

Che Grillo ormai attraversi una crisi di credibilità all’interno del MoVimento 5 Stelle lo testimoniano le parole che la Repubblica attribuisce a Roberta Lombardi: «Non condivido una virgola di quel post. Né la valutazione su Conte, né l’averci rificcato in mano a Rousseau, né il fatto che ora il Garante si svegli chiedendoci di votare il comitato direttivo quando è stato lui a cancellarlo tre mesi fa, bullandosi del risultato degli Stati generali. A questo punto bisognerebbe ribellarsi, perché al di là dell’affetto, della stima, nulla ha più senso». Ma, in ordine sparso, tra retroscena dei giornali e post su Facebook sono in tanti quelli che già cominciano a schierarsi. Con Grillo o con Conte.


«Ragazzi, per me è finita, chiuso, siamo alla follia», scrive in chat il deputato Roberto Rossini. Mentre, racconta il Corriere della Sera, Valentina Corneli chiede la convocazione di un’assemblea e Stefano Buffagni rinvia a oggi il confronto tra i deputati e i senatori. Anche Ettore Licheri sta con Conte, così come Giorgio Trizzino, Vincenzo Santangelo, Gabriele Lanzi, Michele Gubitosa, Luca Carabetta. Con Grillo invece si schierano Nicola Morra, che si offre come volontario per il Comitato Direttivo, ed Elio Lannutti, che però dal M5s è stato espulso per non aver votato la fiducia al governo Draghi.

La balcanizzazione del grillismo

Poi ci sono i neutrali. Come Gianluca Perilli, che si mette in perfetto equilibrio tra i due litiganti: «Da Giuseppe Conte abbiamo ascoltato parole cariche di entusiasmo per il rilancio della nostra forza politica e una proposta organizzativa oggi indispensabile per guidare la necessaria evoluzione del Movimento, nato dalla visione e dalle intuizioni sempre innovatrici del nostro fondatore Beppe Grillo». Ma soprattutto a rimanere allineati e coperti sono i Big. Come Luigi Di Maio. Repubblica spiega oggi che il ministro degli Esteri non è un contiano, e anzi in questi mesi il dualismo tra lui e l’ex presidente del Consiglio è emerso in più occasioni.

Per questo, mentre nessuno scommette sul suo abbandono, Grillo riflette sull’ipotesi di proporgli di tornare alla guida del MoVimento 5 Stelle. Ma la sua presenza favorirebbe sì, l’immagine di un M5s di governo, ma a questo punto salterebbe il recupero di Alessandro Di Battista. Che anche oggi ha messo come precondizione per il suo ritorno l’addio al governo Draghi. E allora, presto o tardi, dopo aver scelto tra Grillo e Conte il MoVimento dovrà anche scegliere tra Di Battista e Di Maio.

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