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Obbligo vaccinale per gli insegnanti? Il ministro Bianchi dice no: «Ci appelliamo alla responsabilità collettiva»

Anche la sottosegretaria Floridia si è espressa sul tema garantendo la riapertura in presenza delle scuole: «La percentuale di docenti vaccinati supera la quota del 70%. Dobbiamo accelerare»

L’ipotesi, avanzata nelle scorse ore anche ai dirigenti scolastici, di obbligare gli insegnanti a vaccinarsi non sta incontrando pareri favorevoli all’interno del ministrero dell’Istruzione. Per il ministro Patrizio Bianchi, che ha parlato all’apertura della Repubblica delle Idee a Bologna, «allo stato attuale non c’è, non abbiamo in mente di farlo, però c’è un fortissimo appello alla solidarietà collettiva». Appello condiviso anche da parte della sottosegretaria all’istruzione Barbara Floridia: «Invito tutti i docenti italiani, soprattutto quelli dei territori in cui la percentuale di professori vaccinati è bassa, a procedere con la vaccinazione. In ogni caso credo ci siano tutte le condizioni perché a settembre la scuola riparta in presenza». La percentuale di docenti vaccinati, sottolinea la sottosegretaria, supera ampiamente la quota del 70%. «Dobbiamo accelerare ulteriormente con le vaccinazioni, ma la riapertura in presenza a settembre non è in alcun modo a rischio, ovviamente mantenendo le misure di sicurezza soprattutto per gli studenti sotto i 12 anni per i quali ancora non esiste il vaccino». Floridia ha affermato di accogliere con favore l’indicazione alle Regioni del Commissario Francesco Figliuolo, che ha chiesto corsie preferenziali per i docenti negli hub vaccinali, soprattutto per quelle regioni la cui percentuale di professori vaccinati risulta particolarmente bassa, come la Sicilia e le province autonome di Trento e di Bolzano.


L’infettivologo Galli: «Sui prof meglio un test sugli anticorpi»

Anche l’infettivologo Massimo Galli, in un’intervista all’Adnkronos, si è detto contrario all’obbligo vaccinale per i docenti: «Credo che in questo momento parlare di obbligo vaccinale per gli insegnanti non sia neanche tanto producente. Casomai si potrebbe decidere di valutare l’idoneità o meno al servizio se le persone non sono vaccinate», ha spiegato il responsabile di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, invitando però a non considerare solo il vaccino, ma anche «lo stato immunitario degli insegnanti, valutando la presenza di anticorpi». «Ci sono vaccinati che non hanno anticorpi e non vaccinati che ce l’hanno e non hanno bisogno di vaccinare», dice Galli, proponendo di «valutare lo stato immunitario di queste persone, che sono tante, ma non tantissime. Ed è una cosa possibile da fare», sostiene, aggiungendo che questa modalità è utile a proteggere tutti. Perché «ci possono essere persone che hanno rischi maggiori degli altri, che si sono vaccinati e hanno risposto non adeguatamente, e probabilmente dovrebbero essere riassegnati rispetto a determinati compiti».


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