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Primario di malattie infettive al corteo anti Green pass, ora l’Ordine valuta un’azione disciplinare

Il medico, però, si giustifica: «Non ero lì per protestare, ma per fare informazione»

Pietro Luigi Garavelli è primario di Malattie infettive all’ospedale Maggiore di Novara. È stato nominato Cavaliere della Repubblica ed è molto conosciuto nel suo territorio per essere stato un pioniere delle cure domiciliari per la Covid-19. Sui social, appare come strenuo difensore delle terapie contro il Sars-CoV-2 a base di idrossiclorochina. Molti, nel vederlo in piazza ad Alessandria alla manifestazione contro il Green pass, circondato anche dai No vax, sono rimasti stupiti. «Non ero lì per protestare – assicura lui – ma per fare informazione come ho sempre fatto in tutta la mia carriera professionale, nelle scuole, negli ambulatori. Ma lo sa che 10 anni fa quando non c’era il Covid ho passato una giornata intera a discutere con 300 donne per convincerle sulla necessità dei vaccini?», dice a Repubblica. E rincara: «Chiamare me No vax è un insulto ed è ridicolo. Lo può fare solo qualcuno che non conosce il contesto. Ad Alessandria sono molto conosciuto per le mie posizioni e ieri sono stato invitato a parlare per fare informazione perché movimenti come quello No vax si creano proprio quando non c’è chiarezza». Una spiegazione che potrebbe non essere sufficiente a placare la tensione con i vertici del Maggiore di Novara: in queste ore, l’Asl sta valutando l’apertura di un procedimento disciplinare nei suoi confronti. «Voglio capire a che titolo Garavelli sia andato in piazza e con quale intento. È una vicenda da chiarire» afferma il direttore generale Gianfranco Zullian che oggi, 26 luglio, parteciperà a una riunione per decidere come procedere nei confronti del dipendente dell’ospedale.


L’Ordine dei medici: «Se sarà il caso apriremo un procedimento»

Anche l’Ordine dei medici potrebbe prendere provvedimenti. Federico D’Andrea, presidente dell’Ordine dei medici di Novara, spiega che Garavelli rischia di ricevere un provvedimento disciplinare anche dall’organo che si occupa di regolare l’esercizio della professione medica: «Esiste un Codice deontologico che obbliga i medici a tenere determinati comportamenti. La violazione di queste regole implica l’adozione di misure specifiche. Si va dall’avvertimento’ alla ‘censura’ per arrivare alla sospensione e alla radiazione».


Nella sua difesa, Garavelli spiega che l’obbligo nei confronti dell’azienda gli «impedisce di divulgare dati dell’ospedale, ma non certo di fare informazione in modo corretto sul Covid o su altri argomenti». Sostiene di non avere paura per le ripercussioni professionali derivanti dalla sua partecipazione alla piazza no Green pass: «Ho fatto quello che faccio da molto tempo e in molti modi», dice. Poi, precisa: «Io sono vaccinato, lo è anche mia moglie, non lo sono ancora le mie figlie e sui giovani ho espresso qualche dubbio: questo non fa di me un no vax, ma un noiosissimo professionista».

E conclude: «Io dico invece che il vaccino, e di conseguenza il Green pass, non possono essere un “libera tutti”. Il vaccino funziona se usato in concomitanza con le cure domiciliari – cavallo di battaglia di Garavelli – per i contagiati e un’attenzione sempre alta nei comportamenti. Ci sono le varianti che possono “bucare” il vaccino costruito sul ceppo di Wuhan. Per questo anche con il Green pass devo continuare a mantenere comportamenti responsabili. Sono contrario al fatto che diventi un lasciapassare indiscriminato». Non solo. Garavelli ha spiegato anche di aver ricevuto insulti dagli stessi manifestanti: «Non ho partecipato alla manifestazione di sabato, sono solo intervenuto, su richiesta di una conoscente, per fornire spiegazioni. E quando ho detto che ero vaccinato, e come me mia moglie e i miei suoceri, e che ritengo la vaccinazione uno dei tanti strumenti fondamentali alla lotta al Covid, sono stato subissato da fischi e insulti».

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