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L’inutile denuncia contro i ristoratori che chiedono il Green pass «perché non sono pubblici ufficiali»: così si rischia anche la multa

Minacciare di denuncia gli esercenti che chiedono il Green Pass potrebbe essere il nuovo “divertimento” dei contestatori, ma sbagliano e rischiano grosso

Minacciare e colpire i ristoratori che rispettano le regole attraverso una denuncia. Questa è la nuova moda di chi si oppone al Green pass. Secondo i contestatori della certificazione e del suo utilizzo, il gestore di un locale commerciale non dovrebbe richiedere al cittadino un documento che attesti la certificazione vaccinale contro la Covid19. Il motivo? Non avrebbe il requisito di pubblico ufficiale, necessario per richiedere le generalità di un cittadino. I reati contestati? Abuso d’ufficio, sostituzione di persona, violenza privata e violazione della privacy. Spieghiamo perché questa denuncia è del tutto insensata e che cosa rischia il cliente nel caso in cui il ristoratore gli permettesse di entrare nel suo locale senza Green pass.

Per chi ha frettta

  • Il titolare di un bar o di un ristorante non è un pubblico ufficiale, ma la legge gli permette di chiedervi il Green pass.
  • Gli albergatori, per legge, possono chiedere i vostri documenti di identità, fotocopiarli e archiviarli. Stesso vale per il commerciante per attivarvi la Sim telefonica che state usando per navigare.
  • Se convincete il proprietario del locale a farvi entrare senza Green Pass rischiate entrambi una sanzione pecuniaria.

Analisi

Da giorni, sui social come Twitter e Telegram, alcuni contestatori ritengono necessario «sfondare di denunce tutti quelli che richiedono il green pass per entrare nelle attività» mentre altri condividono una querela da compilare e consegnare presso le Stazioni dei Carabinieri che, per assurdo, sono tenuti a controllare che venga rispettato proprio il Green Pass.

«Stampatevene un po’ e portateveli dietro.. quando vi chiederanno il green pass mostrateglielo e dite che se non vi fanno entrare lo compilerete e userete x fare la denuncia….molti vedrete che vi faranno entrare….se non lo fanno, compilate e denunciate! Bisogna ribellarsi visto che ne abbiamo il diritto e i mezzi!! Non sottostiamo a questa stronzata» commenta l’utente Francesca tramite il proprio profilo Facebook, condividendo un modulo di denuncia da compilare.

L’albergatore compie reato?

Vi è mai capitato di prenotare una stanza e di dover presentare all’albergatore il vostro documento di identità, il quale viene appositamente fotocopiato e registrato presso la struttura? L’albergatore non è un pubblico ufficiale, ne avete mai denunciato qualcuno per abuso d’ufficio e sostituzione di persona e tutti gli altri reati citati nel modulo di denuncia che vi invitano a presentare ai Carabinieri?

Domande che qualunque cittadino dovrebbe farsi di fronte a una proposta del genere. Come spiegato dall’avvocato Mariano Acquaviva, in un articolo pubblicato il 22 settembre 2019 su LaLeggePerTutti.it, un soggetto diverso da un pubblico ufficiale è autorizzato a chiedere i documenti di identità solo in presenza di una precisa normativa. Di fatto, il Testo unico leggi di pubblica sicurezza «obbliga a esibire i propri documenti d’identità ai gestori di alberghi e, più in generale, di strutture ricettive» affinché possano essere trasmessi i dati dei clienti proprio alle autorità di pubblica sicurezza.

Il testo della “denuncia” che circola online.

Possiamo citare altri esempi dove un esercente, che non è un pubblico ufficiale, può chiedervi un documento di identità per fotocopiarlo e archiviarlo. Avete un cellulare? Bene! La scheda Sim è a vostro nome? Se la risposta è affermativa, dovreste ricordare che per ottenerla avete fornito la vostra carta di identità al negoziante che si è occupato delle pratiche per il contratto con la società di telefonia mobile. Anche in questo caso interviene la legge, ossia quella per il contrasto del terrorismo internazionale (art. 6 decreto 27 luglio 2005 e legge 155/2005).

Green Pass, la normativa autorizza i ristoratori

Operazioni comuni e ormai consolidate da anni, se non decenni, dimostrano come in particolari casi un esercente può ed è tenuto a chiedervi un documento di identità, fotocopiandolo e archiviandolo al fine di poter fornirvi un servizio. Lo prevede la legge, lo stesso vale per le certificazioni verdi Covid19 a partire dal 6 agosto 2021.

«Chiedetemelo [il Green pass, n.d.r.]…Vi denuncio tutti fascisti bastardi!!!» scrive l’utente Nicolò condividendo il testo della denuncia che circola online.

I ristoratori sono tenuti a richiedere il Green Pass a chi desidera usufruire dei loro servizi, come previsto dal Decreto Covid del 23 luglio 2021 (qui il testo) varato dal Governo Draghi all’articolo 3: «I titolari o i gestori dei servizi e delle attivita’ di cui al comma 1 sono tenuti a verificare che l’accesso ai predetti servizi e attivita’ avvenga nel rispetto delle prescrizioni di cui al medesimo comma 1». Questa informazione viene riportata anche nel comunicato stampa del 22 luglio 2021 del Governo: «I titolari o i gestori dei servizi e delle attività autorizzati previa esibizione del Green pass sono tenuti a verificare che l’accesso a questi servizi e attività avvenga nel rispetto delle prescrizioni».

Il ristoratore può richiedere un documento di identità

Un ristoratore non può comunque chiedervi un documento di identità per confermare la titolarità del Green Pass perché non è un pubblico ufficiale? Come abbiamo spiegato in precedenza, ci vuole una norma per autorizzarlo.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 giugno 2021 (disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52) riporta, all’articolo 13 comma 2, l’elenco delle persone deputate alla verifica come «il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati».

Secondo quanto previsto dall’articolo 13, al comma 4, «l’intestatario della certificazione verde COVID-19 all’atto della verifica di cui al comma 1 dimostra, a richiesta dei verificatori di cui al comma 2, la propria identità personale mediante l’esibizione di un documento di identità».

Un “divertimento” che può costare caro

Il ristoratore non vi chiede il Green Pass? Rischia una sanzione pecuniaria da 400 a 1.000 euro (come previsto dal d.l. 25 marzo 2020, convertito in legge), ma non è il solo: anche il cliente “complice” è tenuto a pagare una multa di pari importo. Per il ristoratore, inoltre, c’è il rischio che il locale venga chiuso per un periodo che varia da 1 a 10 giorni.

Un utente fa notare al diffusore di uno dei moduli, il già autore di Scenarieconomici.it Maurizio Gustinicchi e noto alla sezione di Open Fact-checking per la condivisione di notizie false (qui, qui e qui), che tale denuncia è del tutto inutile in quanto i ristoratori sono autorizzati proprio per legge ad effettuare i controlli. Gustinicchi, consapevole di non fornire uno strumento utile alla “causa” dei contestatori del Green Pass, risponde con un semplice «Intanto ti ci diversi».

Insomma, se riuscite ad entrare in un locale convincendo il ritoratore minacciandolo di denuncia, sappiate un “divertimento” di questo tipo potrebbe costarvi caro (non solo per la multa).

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