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«Mi dimetterò presto»: l’annuncio di Lukashenko a un anno dall’inizio delle proteste in Bielorussia. Il presidente è al potere dal 1994

Durante la conferenza stampa, il presidente bielorusso ha anche accusato l’Occidente di aver ordinato la detenzione del giornalista Roman Protasevich

Un anno dopo le elezioni in Bielorussia, i brogli, le mobilitazioni e le proteste contro il risultato delle urne, il presidente bielorusso Lukashenko ha annunciato che presto lascerà la presidenza. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Interfax, Aleksander Lukashenko non ha dato una data precisa, ma ha confermato che avverrà «presto, molto presto». Il presidente bielorusso, al potere dal 1994, è stato eletto per un mandato di altri cinque anni nell’agosto nel 2020, durante elezioni che l’hanno visto battere la candidata dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, con un risultato che la popolazione e la comunità internazionale non hanno mai riconosciuto legittimo. Dopo l’elezione, Svetlana Tikhanovskaya è stata costretta a rifugiarsi con la famiglia in Lituania per paura di ritorsioni. Mentre l’altra candidata all’opposizione, Maria Kolesnikova è stata rapita a settembre 2020, e portata poi in carcere.


A maggio, il presidente aveva inoltre ordinato il dirottamento di un aereo diretto a Vilnius da Atene su cui viaggiava il giornalista Roman Protasevich. Il reporter è stato così catturato dalle autorità bielorusse e si trova tutt’ora in carcere. La sua detenzione «è stata ordinata dall’Occidente» ha commentato oggi Lukashenko. In questo anno di mobilitazioni e proteste, duramente represse dalle autorità bielorusse, sono state arrestate circa 37mila persone. Alcune sono scomparse, e altre sono state uccise dalla polizia. Tante le testimonianze della brutalità e dei metodi di tortura usati nelle carceri bielorusse contro i cittadini che avevano espresso in modo non violento la loro opposizione al risultato dell’elezione. Nella conferenza stampa di oggi, Lukashenko ha però negato che i detenuti vengano torturati.


Intanto, proprio nell’anniversario dell’inizio delle proteste, il governo di Boris Johnson ha approvato nuove sanzioni contro Minsk. Parlando di elezioni fraudolente, il ministro degli Esteri, Dominic Raab, ha precisato che le nuove sanzioni si aggiungono a quelle imposte il 21 giugno scorso d’intesa con Usa, Ue e Canada e coinvolgono alcuni scambi commerciali residui, aspetti finanziari e lo stop alla manutenzione della «lussuosa flotta di aerei» presidenziali bielorussi.

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