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Preside minacciato con un proiettile dopo l’invito a vaccinarsi: «Serve l’obbligo. I no vax rimarranno un ricordo imbarazzante» – L’intervista

Vincenzo Caico è il dirigente scolastico del Liceo Michelangelo Buonarroti di Monfalcone, in Friuli Venezia Giulia. La lettera pro vaccini inviata al personale scolastico e alle famiglie degli alunni ha scatenato l’ira no vax

Quando il preside Vincenzo Caico ha deciso di inviare una lettera alle famiglie dei suoi alunni e al personale del suo istituto, per invitarli alla vaccinazione anti Covid, tutto avrebbe potuto immaginare tranne che ricevere un proiettile come risposta. Dirigente scolastico dell’istituto Michelangelo Buonarroti di Monfalcone, in provincia di Gorizia, è attivo educatore in classe ma anche sui social: lì dove negli ultimi mesi continuano a impazzare proteste e invettive contro i vaccini, Caico ha deciso di condividere la comunicazione appena inviata a tutti i componenti dell’ambiente scolastico che dirige da anni. «Ho esortato i collaboratori e le famiglie dei ragazzi a utilizzare l’unica arma davvero efficace che abbiamo per tornare alla normalità. Anche altri colleghi avevano fatto inviti simili e spesso anche in maniera meno conciliante della mia», spiega. «Per questo ho deciso di rendere pubblico l’invito alla vaccinazione affinché tutti potessero leggere e magari prenderlo come spunto», continua il preside, sottolineando come il gesto faccia parte di un dovere morale a cui gli educatori in questo momento non possono sottrarsi.


«Aderire alla campagna vaccinale è un elemento di progresso civile, siamo abituati a incoraggiare i ragazzi a ragionare con metodo scientifico, a sviluppare la capacità di interpretare le fonti e a leggere bene qualsiasi dato. Per questo, pur rispettando le scelte di ogni famiglia, l’invito pro vaccino prima della riapertura è stato per me un gesto necessario e dovuto per il ruolo che ricopro». La reazione ai toni concilianti ma decisi del preside Caico però non è stata dello stesso tenore. «Non so se sia stata opera di una sola persona o di un gruppo organizzato, difficile dire se il mittente sia uno dei membri dell’istituto o qualcuno chissà dove in Italia, fatto sta che il mio invito ha dato non poco fastidio», racconta riferendosi alla missiva che, poco tempo dopo l’invio della sua lettera pro vax, è arrivata all’indirizzo del suo ufficio.


«Un proiettile che non mi ha fatto paura ma tristezza»

La busta indirizzata al preside conteneva un foglio A4 con l’invito alla vaccinazione, inviata poche ore prima dal dirigente, con sopra un proiettile di pistola. Nessun mittente, nessun testo scritto, ma un messaggio ugualmente chiaro nell’intenzione intimidatoria. «Non ho avuto paura», racconta il preside, «ma amarezza sì e molta. Capisco che ci sia un dibattito aperto e tante correnti di contro informazione che coinvolgono persone fondamentalmente molto fragili, ma che si tiri dentro anche un’istituzione scolastica minacciando un ambiente in cui tutti dovrebbero sentirsi al sicuro come la scuola, è triste». La lettera è stata subito portata alle autorità competenti dal preside che poi ha anche deciso di rendere pubblico quanto accaduto. «Un po’ per non rimanere isolato, e molto perché credo che in queste circostanze sia necessario prendere una posizione netta ed evidente. Vanno fatte delle scelte di campo, così come fa anche la parte no vax presente tra gli stessi dirigenti scolastici. La minoranza per fortuna».

Ad esprimere solidarietà per quanto accaduto al preside del Buonarroti molti colleghi e famiglie, fino allo stesso ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Nonostante la denuncia, rimane difficile conoscere l’identità dei mandatari. «Il timbro sulla busta era dell’ufficio di smistamento di Padova, un elemento che non riesce a dire molto sulla provenienza. Anche la posta che parte da Monfalcone passa per quell’ufficio dunque è difficile, potrebbe essere arrivata da qualunque parte d’Italia». E in effetti le opzioni si moltiplicano se si pensa ai numerosi commenti, critiche e insulti che immediatamente dopo la pubblicazione su Facebook della lettera pro vax, hanno invaso il profilo ufficiale dell’istituto scolastico. «Decine di account che non avevano niente anche fare con la scuola, dislocati geograficamente anche molto lontano dal Friuli Venezia Giulia. Molti profili sono risultati fake, per cui risulta davvero difficile capire chi sia stato capace di un gesto simile», continua Caico.

«Pronti con l’app dei ristoratori per controllare i Green pass»

Intanto la scuola è in fermento per l’imminente rientro. Gli insegnanti si riuniscono per improntare nuovi progetti e tornare a organizzare la tanto attesa didattica in presenza. Sul Green pass, che gli alunni dovranno presentare all’entrata, sembra esserci un clima piuttosto disteso ma il tema dei controlli rimane un nodo sciolto per metà. «I ragazzi delle classi prime arriveranno già lunedì 6 agosto per i corsi di preparazione di matematica e inglese nell’ambito del Piano scuola estate, mentre dal 13 settembre si partirà a tutti gli effetti. Riusciremo a controllare il pass sanitario al personale ripiegando sull’app finora utilizzata dai ristoratori e gestori delle attività commerciali», spiega il dirigente. I collaboratori scolastici delegati si serviranno quindi della Verifica C 19 pensata per bar e cinema, in attesa che l’applicazione per la scuola annunciata giorni fa dal ministro Bianchi possa entrare ufficialmente in funzione.

Il sistema informatico messo a punto dialogherà con il ministero della Salute permettendo alle segreterie scolastiche di verificare direttamente online la validità dei Green pass presentati e il personale sprovvisto. «Siamo fiduciosi che la maggior parte dei nostri docenti siano vaccinati. Solo una collaboratrice scolastica qualche giorno fa è venuta senza ma semplicemente per un gap informativo e non per protesta. Una volta spiegate le dinamiche le cose si sono risolte. Non altrettanto fortunati sono stati alcuni colleghi dirigenti che invece già combattono con docenti convinti no vax che pretendono di accedere negli edifici senza pass sanitario. Ma è bene ricordare che sono una minoranza».

Secondo i dati preliminari, circa il 90% degli insegnanti del Buonarroti risulta vaccinato ma sarà la data del 13 settembre a dare il quadro effettivo. Il preside si mostra ottimista nonostante la minaccia ricevuta. «I dati sui ricoveri dei non vaccinati parlano chiaro e presto convinceranno i più timorosi, è con loro che dobbiamo parlare ed esercitare la nostra funzione educativa. Le correnti violente di disinformazione invece vanno trascurate perché senza fondatezza e con percentuali tra l’altro minime. La maggior parte della popolazione italiana si sta vaccinando e nel mondo della scuola i numeri sono ancora più alti. Sono convinto che le correnti no vax saranno presto solo un ricordo, anche un po’ imbarazzante».

«Adulti immaturi senza media education, sono più pericolosi dei giovani»

L’ottimismo del preside del liceo Buonarroti è soprattutto nei confronti degli studenti, in molti già vaccinati e «spesso molto più centrati degli adulti». Rispetto a quanto accaduto con la missiva minatoria inviata nel suo ufficio, il preside non ha dubbi: «Sono gesti derivanti da un utilizzo immaturo e diseducato dei social network che nei 40enni, 50enni e 60enni dilaga. Senza alcuna educazione dei media non hanno alcuna capacità di discernere il vero dal falso, creando vortici di ignoranza molto più pericolosa dell’immaturità adolescenziale da cui credono di essere lontani».

I problemi irrisolti: «Le mascherine»

Intanto a pochi giorni dal rientro di massa negli istituti scolastici, rimangono ancora importanti nodi da sciogliere. Quello più recente riguarda la possibilità annunciata dal ministro Bianchi di non essere sottoposti all’obbligo di mascherina per gli studenti vaccinati. «Per applicare una direttiva del genere serve nell’immediato un intervento normativo che ci autorizzi ad avere informazioni sullo stato vaccinale dei ragazzi», spiega Caico. «Il Garante della privacy su questo è molto chiaro: non possiamo raccogliere o utilizzare un dato sanitario di questo tipo né per i ragazzi né per il personale, il cui controllo del Green pass non prevede la distinzione tra vaccinati e tamponati ma solo la validità del certificato».

Qualora il nodo normativo venisse sciolto ci sarebbe anche l’aspetto più educativo della questione che sarà bene, secondo il preside, non sottovalutare. «Che scenari si presenteranno? In una classe di soli vaccinati tranne uno, solo quel ragazzo sarà costretto all’obbligo. Il rischio di emarginazione è evidente» aggiunge Caico, sottolineando come per adesso sarebbe più adatto mantenere la direttiva sulla mascherina per tutti. «Un dispositivo che sarà utile usare fino a quando saremo più al sicuro di quanto lo siamo adesso. Il rischio zero certo non esiste ma serve abbassare ulteriormente la soglia».

I problemi irrisolti: «La durata della sospensione»

A proposito di protezione, il dirigente scolastico minacciato pochi giorni fa dai militanti no vax, si esprime anche in merito all’obbligo vaccinale sottolineando la necessità di coinvolgere a stretto giro anche ulteriori categorie, inclusi i docenti. «Come è stato fatto per i sanitari, anche per chi lavora in ambito scolastico può essere pensato un obbligo così da togliere ogni dubbio ed evitare le eventuali posizioni ambigue da parte di sindacati che al momento cercando di strizzare l’occhio alla propaganda no vax», riflette. In attesa di una decisione di questo tipo, Caico fa luce su uno degli altri punti nodali non ancora risolti.

«Dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata da parte di un insegnante sprovvisto di Green pass siamo chiamati a prevedere un supplente che lo sostituisca. Ma il problema è che non c’è una durata minima della sospensione: l’insegnante titolare potrebbe farsi il tampone due giorni dopo e tornare a scuola». «A quel punto», continua il dirigente, «saremmo costretti a recidere il contratto con il supplente. Ma la domanda è: chi sarebbe disposto a firmare un contratto senza conoscere la durata minima, che potrebbe ridursi anche a pochi giorni? Molti arrivano da altre province o regioni con un investimento non da poco», spiega.

Necessario per Caico è quindi stabilire una durata minima del tempo di sospensione, «evitando la possibilità di tira e molla continui, stabilendo magari che dopo la seconda sospensione, si preveda un allontanamento dall’incarico fino alla fine dell’anno scolastico». Quanto ai cinque giorni prima dei quali la scuola è legittimata a chiamare un supplente, la soluzione sarà quella di tamponare come si può. «Dovremmo coprire con personale interno sperando che non ce ne sarà troppo bisogno. Noi pensiamo di farcela ma ci sono scuole che hanno sicuramente meno possibilità rispetto ad altre di poter tamponare l’eventuale assenza dei docenti».

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