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Spagna, scambiata in culla nel 2002: oggi chiede un risarcimento da 3 milioni di euro

Dopo un’infanzia trascorsa con la nonna e un padre assenta, la giovane ha chiesto un indennizzo dopo i risultati del del Dna

Diciannove anni fa María, nome fittizio, era stata scambiata in culla a Logroño, città a sud di Bilbao. Nel 2017 la giovane ha saputo dell’errore e oggi ha chiesto 3 milioni di euro di risarcimento. Lo scambio tra la culla 6 e la culla 7 era avvenuto presso l’ospedale di San Millan con un’altra bambina nata lo stesso giorno, Ana. A distanza di cinque ore dalla nascite le due neonate erano state curate nell’incubatrice per ragioni di peso, quindi erroneamente consegnate a quelli che sarebbero stati i loro genitori. Negli anni la giovane è cresciuta in una famiglia difficile, con la nonna che diventò sua tutrice nel 2003 per le assenze paterne. Quando quella che pensava essere sua madre ha denunciato il marito per il cattivo rapporto in casa, il test del Dna ha confermato che Maria non era figlia della coppia.


Il rapporto complicato con la famiglia

Dietro la vicenda c’è un rapporto burrascoso e doloroso di María con la sua famiglia. Anni fa il padre si rifiutava di pagarle gli alimenti giustificandosi che non era sua figlia biologica. Da quel momento è iniziata la ricerca delle origini per la ragazza, che davanti agli stessi avvocati chiese chiarezza su chi fosse. María non ha fatto in tempo a conoscere la madre biologica, deceduta nel 2018, e ora i risultati ottenuti dal test genetico potrebbero far rivedere la cifra di 215mila ero pattuita dal ministero della Salute. Il dicastero dovrà valutare anche i risvolti più profondi del legame inesistente con quella che, di fatto e al di là del sangue, non è la sua famiglia. Cruciale in questo senso saranno gli esiti di due procedure: una per il riconoscimento del presunto vero padre, che si è sottoposto a un test nel gennaio scorso; l’altra, il cui verdetto dipenderà dalla prima, per stabilire l’effettiva somma di denaro dell’indennizzo.


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