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US Open, Emma Raducanu nella storia: è la prima a vincere uno Slam partendo dalle qualificazioni

Nata a Toronto da padre romeno e madre cinese ma trasferitasi in Inghilterra a due anni di età, ora ha ricevuto i complimenti della Regina Elisabetta

Emma Raducanu è entrata nella storia del tennis. La diciottenne britannica è diventata la prima qualificata a conquistare un titolo del Grande Slam sconfiggendo la diciannovenne canadese Leylah Fernandez nella finale femminile degli US Open. Raducanu, classificata 150esima, è stata la prima donna britannica in 44 anni a vincere una corona dello Slam dopo aver eliminato la 73esima mancina Fernandez 6-4, 6-3. Raducanu è anche la più giovane campionessa degli US Open dalla Williams nel 1999 e la prima campionessa femminile degli US Open a non perdere un set dalla Williams nel 2014. «È un risultato straordinario in così giovane età ed è una testimonianza del vostro duro lavoro e dedizione», si è congratulata la regina Elisabetta II, rimasta alzata almeno fino alle 23:30, ora di Londra, per assistere all’impresa di Raducanu, incoronata in finale, battendo la 19enne canadese Leylah Fernandez 6-4, 6-3. «Che partita sensazionale! Congratulazioni Emma Raducanu. Hai mostrato talento, compostezza e coraggio straordinari e siamo tutti estremamente orgogliosi di te», ha twittato il primo ministro Boris Johnson.


Raducanu sarà numero 23 del mondo la prossima settimana: prima di Wimbledon era fuori dalle prime 300. Fernandez, invece, salirà al numero 27. Entrambe, a questo punto della stagione, possono considerarsi in corsa per un posto alle WTA Finals. «È un sogno vincere gli Us Open», ha detto lei durante la cerimonia di premiazione, ringraziando il team, la federazione inglese, il suo agente e il pubblico che l’ha seguita in tv, facendo anche i complimenti, alla sua avversaria «che ha giocato un tennis incredibile e ha battuto alcune delle migliori giocatrici del mondo – ha detto -. Oggi il livello in finale è stato molto alto, spero che ci incontreremo ancora in tanti tornei e speriamo in tante altre finali», per poi aggiungere: «Non sento assolutamente alcuna pressione. Ho solo 18 anni. Ecco come ho affrontato ogni partita qui negli Stati Uniti, quindi non credo che dovrei cambiare nulla».


«Questa finale», ha aggiunto la britannica, «mostra il futuro del tennis femminile. Dimostra anche che la profondità di questo sport è grandissima, ogni giocatrice in tabellone ha una possibilità di vincere il titolo in ogni torneo. Spero che la prossima generazione possa seguire le orme di leggende come Billie Jean King che è qui. Avere qui icone del tennis britannico significa tanto per me, mi ha dato la convinzione per credere che avrei potuto farcela». Nata a Toronto da padre romeno e madre cinese ma trasferitasi a due anni in Inghilterra, a luglio si era imposta come la più giovane britannica nella storia ad arrivare al quarto turno a Wimbledon. Era poi uscita agli ottavi, costretta al ritiro da un attacco di vertigini e da problemi respiratori contro l’australiana Ajla Tomljanovic. Incassata la sconfitta, ha conseguito l’esame di maturità con una A, il massimo dei voti, in Matematica ed Economia. Poi è arrivata la prima finale di un torneo Atp a Chicago, persa contro la coetanea Clara Tauson. Per lei il tennis è stato solo l’approdo di una lunga carriera sportiva, che l’ha vista passare dalle sale del balletto classico, all’equitazione, dal nuoto allo sci. 

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