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Polonia, migliaia in piazza dopo la morte di una 30enne incinta: le era stato impedito di abortire – Il video

Tra i manifestanti anche esponenti politici, come l’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk

«Non una in più» è lo slogan riecheggiato per le strade di Varsavia oggi, 6 novembre, nel corso di una manifestazione con migliaia di partecipanti per chiedere che non accada più quanto successo a una donna incinta di 30 anni, morta nei giorni scorsi in un ospedale della città di Pszczyna, nel sud della Polonia. La donna è morta dopo che i medici hanno deciso di non interrompere la sua gravidanza. Una scelta che faceva seguito alle leggi in vigore nel Paese che vietano quasi totalmente alle donne di abortire. I manifestanti sono passati davanti il Tribunale costituzionale e la sede del ministero della Salute. Diverse manifestazioni si sono tenute anche in altre città della Polonia. Tra i manifestanti anche esponenti politici come il leader del partito di opposizione polacca Piattaforma civica (Po), Donald Tusk. L’ex presidente del Consiglio europeo ieri ha detto che tramite le decisioni della Corte costituzionale della Polonia sono i giudici, e non i medici, a controllare le gravidanze. «Negli ultimi anni e mesi sta succedendo qualcosa di molto pericoloso», con «l’ideologia al potere» scambiata per la volontà popolare, ha detto.


Il caso dietro le proteste

A 22 settimane di gravidanza la donna, Iolanta Budzowska, è stata ricoverata in ospedale per una secrezione di liquido amniotico, patologia confermata dai medici. Dopo la morte del feto, la donna ha sviluppato uno shock settico ed è morta 24 ore dopo essere stata ricoverata in ospedale. Il legale della famiglia della vittima ha spiegato che la donna ha contattato i parenti per dire che i medici non avevano voluto interrompere la gravidanza. Questo in conformità con la decisione della Corte costituzionale polacca, che nell’ottobre 2020 ha vietato l’aborto in caso di malattia fetale incurabile. L’ospedale ha giustificato la decisione parlando di «sicurezza della paziente e del feto», mentre la decisione sull’interruzione della gravidanza è «un’altra questione».


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