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Si chiude la prima settimana di Cop26: il grande assente è l’industria della carne. E Cingolani chiama gli attivisti «ipocriti»

Inizia domani, 8 novembre, la seconda settimana del summit sul clima a Glasgow: ecco cosa è successo oggi

Tra passi avanti e passi indietro, la Cop26 di Glasgow ha chiuso la prima settimana di lavori. I leader mondiali si preparano per altri sette giorni cruciali, durante i quali si discuterà del prezzo del carbonio e del futuro delle auto a benzina. Intanto con l’accordo di ieri, 6 novembre, sui 4 miliardi da destinare all’agricoltura sostenibile, si è inaugurato al vertice il grande tema dell’alimentazione. Secondo diversi studi scientifici, le industrie agroalimentari sono responsabili fino al 35% delle emissioni globali di Co2. La Conferenza delle parti, che è chiamata ad azzerarle entro metà del secolo (preferibilmente entro il 2050), non ha però raggiunto nessun intesa sui settori della carne e dei latticini. Il presidente della Cop di quest’anno, il ministro britannico Alok Sharma, ha definito la scelta di mangiare meno carne una questione «personale». Anche Thomas Vilsack, segretario statunitense all’Agricoltura, ha rassicurato i cittadini degli Stati Uniti che la transizione ecologica non gli impedirà di mangiare tutta la carne che vorranno. La Glasgow degli attivisti, scesi in piazza in centinaia di migliaia tra venerdì e sabato, chiede invece un cambio di passo. Uno dei Paesi che più si sono esposti in questo senso è stato il Galles, che tra gli obiettivi dei prossimi vent’anni si è dato quello di promuovere una dieta più sostenibile basata maggiormente su frutta e verdura. Secondo un gruppo di scienziati che lavorano sul cambiamento climatico (il Climate Change Committee), bisognerebbe tagliare del 35% il consumo di carne entro il 2050, sostituendo parte dell’alimentazioni con prodotti di origine vegetale.


Cosa è successo oggi

Mentre i leader si concedono una giornata off sui negoziati, arrivano novità dallo Scottish Event Campus. Oggi la Banca Mondiale ha annunciato l’impegno di investire 25 miliardi di dollari all’anno nel suo Climate Action Plan, il piano che comprende anche un programma sull’agricoltura e il settore alimentare. Lo scorso primo dicembre, l’istituto era stato criticato da Mario Draghi per aver fatto «molto poco» sul clima.


Il tweet del giorno

Il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato uno studio della società Kantar Public svolto in 10 Paesi (tra i quali ci sono Francia, Germania e Regno Unito) che dimostrerebbe come solo poche persone siano disposte a cambiare il proprio stile di vita per salvare il pianeta. Il 76% degli intervistati ha affermato che accetterebbe regole ecologiche più rigorose, ma quasi la metà (46%) pensa che non sia necessario modificare le proprie abitudini personali per contribuire alla causa.

Fonte: The Guardian

Il video del giorno

All’indomani della mobilitazione che ha portato in piazza milioni di persone in tutto il mondo, il ministro della Transizione ecologica italiano Roberto Cingolani ha criticato i giovani attivisti. «Io rifiuto questa ipocrisia del bla bla bla», ha detto intervistato a Mezz’ora in più. «Io trovo quasi eversivo dire che le persone che stanno lavorando su queste cose non rappresentano nessuno. I leader sono stati eletti e rappresentano paesi. La protesta deve spingerci a fare di più, ma la protesta deve diventare proposta. Altrimenti diventa parte del problema».

Cosa si è deciso finora

  • La Banca Mondiale stanzierà 25 miliardi di dollari all’anno per la transizione ecologica;
  • 40 Paesi si impegnano a uscire dal carbone. Non firmano l’accordo Australia, India, Cina e Stati Uniti.
  • 4 miliardi di dollari saranno destinati all’agricoltura sostenibile: l’impegno è stato preso da 45 governi;
  • Stop alla deforestazione: 134 Paesi promettono di interrompere la pratica entro il 2030;
  • Impegno sui finanziamenti al Sudafrica: Usa, Regno Unito, Francia, Germania e Unione europea stanziano 8,5 miliardi per la transizione ecologica del Paese;
  • Accordo contro i finanziamenti all’industria fossile: 25 Paesi, tra cui l’Italia, si impegnano a interrompere tutti i progetti da loro finanziati all’estero su combustibili fossili entro la fine del 2022;
  • Accordo sul taglio delle emissioni di gas metano: 105 Paesi si accordano per tagliarle del 30% entro il 2030. In Ue non firmano Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Lettonia, Lituania e Romania.

Il video di Open

Immagine di copertina: EPA/Evert Elzinga

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