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Oltre 100 mila manifestanti a Glasgow e 4 miliardi di dollari per l’agricoltura: cosa è successo oggi alla Cop26

Mentre allo Scottish Event Campus continuano i negoziati, in strada sfilano attivisti, popoli indigeni e migranti. Il racconto della giornata punto per punto

Nella giornata dedicata al rispetto della natura, la Glasgow del Clima si spacca in due. Mentre allo Scottish Event Campus continuano gli incontri e i negoziati della Cop26, nelle strade della capitale scozzese sfilano decine di migliaia di attivisti per il Global Day of Action. Tra le stanze della Blue zone (che resta inaccessibile ai non addetti ai lavori) i governi si confrontano su come accelerare la transizione ecologica, ma gli attivisti hanno già bollato la Conferenza come la solita opera di greenwashing occidentale. Quella di oggi, 6 novembre, è finora la più grande manifestazione dall’inizio della Cop, che ha portato in piazza anche attivisti in altre città, come Londra e Bruxelles. A far sopravvivere un po’ d’ottimismo restano gli scienziati: alcuni membri italiani dell’Ipcc, l’organo delle Nazioni Unite che studia il cambiamento climatico, hanno definito gli impegni presi dal G20 in poi «incoraggianti», pur muovendosi tra «luci e ombre». Fra le ombre ci sono l’impegno di India e Cina di azzerare le emissioni di gas serra non prima del 2060-2070. Tra le luci, c’è lo stop al finanziamento di nuovi impianti a combustibili fossili.


Cosa è successo oggi

La giornata del 6 novembre si è aperta con un j’accuse illustre sulle pagine de La Repubblica. Il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz ha rivisto a ribasso le speranze degli scienziati: dietro alle promesse dei politici, ha detto, ci sono le lobby industriali che si opporranno con tutte le loro forze alla decarbonizzazione. Se non impediranno del tutto il processo, ha sottolineato, sicuramente lo rallenteranno. Nel frattempo, a Glasgow 45 governi, compreso quello del Regno Unito, si sono impegnati a investire complessivamente 4 miliardi di dollari per passare a un’agricoltura sostenibile. L’ambito non è secondario: dall’agricoltura intensiva proviene circa un quarto delle emissioni mondiali di gas serra. Non si menzionano, però, le industrie della carne e dei latticini, responsabili insieme all’agricoltura di circa il 35% delle emissioni globali. Si allarga poi il fronte dei Paesi che si impegnano a rispettare gli ecosistemi marini nei propri territori: oggi altri 10 Stati si sono impegnati a considerare area protetta almeno il 30% delle loro riserve. I Paesi in questione sono Bahrein, Giamaica, St Lucia, Sri Lanka, Arabia Saudita, India, Qatar, Samoa, Tonga, Gambia e Georgia. Il progetto, del quale fa parte anche l’Italia, coinvolge in tutto 69 governi.


Il video del giorno

Centomila, forse 250 mila. Da Glasgow arrivano immagini di un corteo oceanico, al quale è presente anche l’attivista ugandese Vanessa Nakate e la svedese Greta Thunberg, che ieri ha definito la Cop26 un «evidente fallimento». Secondo una stima di Sky, sommando tutte le presenze alle manifestazioni collaterali in numerose varie città del mondo, si parla di milioni di persone scese in piazza.

L’immagine del giorno

Credit: Greenpeace

Popolazioni indigene e attivisti africani hanno aperto i cortei di oggi. Come ha testimoniato Ferdinando Cotugno, giornalista italiano presente a Glasgow, la parola della protesta è stata «decolonizzazione».

Cosa si è deciso finora

  • Accordo sullo stop alla deforestazione: Salgono a 134 i Paesi che promettono di interrompere la pratica entro il 2030;
  • 4 miliardi di dollari per l’agricoltura sostenibile: l’impegno è stato preso da 45 governi, guidati dal Regno Unito
  • Accordo sul taglio delle emissioni di gas metano, 80 volte più impattante sull’ambiente della Co2: 105 Paesi si accordano per tagliarle del 30% entro il 2030. In Ue non firmano Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Lettonia, Lituania e Romania;
  • Impegno sui finanziamenti al Sudafrica: Usa, Regno Unito, Francia, Germania e Unione europea stanziano 8,5 miliardi per la transizione ecologica del Paese sudafricano.
  • Accordo contro i finanziamenti all’industria fossile: 25 Paesi, tra cui Italia, Stati Uniti e Canada, si impegnano a interrompere tutti i progetti da loro finanziati all’estero su combustibili fossili entro la fine del 2022;
  • 40 Paesi si impegnano a uscire dal carbone: A non firmare l’accordo sono invece Australia, India, Cina e Stati Uniti.

Il video di Open

Immagine di copertina: EPA/LAURENT GILLIERON

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