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Ecodesign e «diritto alla riparazione», via libera del Parlamento Ue alla stretta su fast fashion e consumo di massa

23 Aprile 2024 - 13:35 Gianluca Brambilla
epa11295152 A view inside of the Plenary room at the European Parliament in Strasbourg, France, 23 April 2024. The EU Parliament's session runs from 22 until 25 April 2024. The European elections will take place on 06 June and 09 June 2024.  EPA/RONALD WITTEK
Luce verde dell'Eurocamera a due provvedimenti che puntano a garantire la sostenibilità ambientale dei prodotti. Ecco cosa prevedono
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Da Strasburgo – Da un lato, nuove regole per rendere i prodotti più sostenibili fin dalla fase di progettazione. Dall’altro, garantire ai cittadini un vero e proprio «diritto alla riparazione». Oggi il Parlamento europeo ha dato il via libera a due provvedimenti nel segno della sostenibilità. Il primo è il regolamento sull’ecodesign, che ha come relatrice l’italiana Alessandra Moretti, eurodeputata del Pd. Il provvedimento aggiorna una precedente direttiva del 2009 e ha l’obiettivo dichiarato di rendere alcuni prodotti più durevoli, affidabili, riparabili e riciclabili. La novità più rilevante riguarda l’introduzione di un «passaporto digitale» dei prodotti, che fornirà informazioni sulla sostenibilità ambientale e la loro origine. Uno strumento in più a disposizione dei consumatori per fare scelte consapevoli, ma anche un incentivo alle imprese a lavorare con sempre maggiore trasparenza e affidabilità. L’altro provvedimento a tema sostenibilità approvato oggi dall’Eurocamera è la direttiva sul diritto alla riparazione, che obbliga i venditori a dare priorità alla riparazione dei prodotti difettosi quando risulta più conveniente della sostituzione totale.

La stretta sulla fast fashion

Il settore più coinvolto dal nuovo regolamento sull’ecodesign è indubbiamente quello della fast fashion, ossia quelle aziende della moda che immettono sul mercato un prodotto in tempi molto brevi e a prezzi spesso ridotti. Una pratica che, come svelato da numerose inchieste, nasconde spesso una filiera fatta di sfruttamento dei lavoratori e pratiche altamente inquinanti. Il regolamento approvato oggi dall’Eurocamera non riguarda i veicoli a motore, già disciplinati con altri provvedimenti europei, ma anche i prodotti che hanno impatto sulla difesa o sulla sicurezza nazionale. Il regolamento introduce inoltre il divieto diretto di distruzione dei prodotti tessili invenduta, una pratica oggi utilizzata soprattutto dai colossi della fast fashion. Le piccole e microimprese sono esentate da tale divieto, mentre le imprese di medie dimensioni beneficeranno di un periodo di tolleranza lungo sei anni. Per i colossi del settore il divieto scatterà invece due anni dopo l’entrata in vigore del regolamento.

Consumo di massa e diritto alla riparazione

L’altro provvedimento approvato oggi a Strasburgo riguarda la direttiva per rendere le riparazioni più accessibili per i consumatori anche dopo la scadenza della garanzia legale. Previsto l’obbligo per i produttori di riparare elettrodomestici come lavatrici, aspirapolvere e smartphone, concedendo al consumatore di prendere in prestito un altro dispositivo mentre il proprio è in riparazione. Per facilitare il processo di riparazione, sarà istituita una piattaforma online europea con sezioni nazionali. Attraverso queste piattaforme, i consumatori di ogni Paese Ue potranno trovare officine di riparazione locali, venditori di beni ricondizionati, acquirenti di articoli difettosi o iniziative di riparazione guidate dalle comunità locali. A spiegare l’obiettivo della direttiva è René Repasi, eurodeputato tedesco e relatore del provvedimento: «In futuro sarà più semplice ed economico far riparare i prodotti invece di acquistarne di nuovi e costosi». La direttiva sul diritto alla riparazione ha bisogno ora dell’ultimo via libera del Consiglio. A quel punto, gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepirla.

In copertina: L’aula del Parlamento europeo a Strasburgo (EPA/Ronald Wittek)

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