Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Monitoraggio Gimbe, aumentano i contagi in tutte le regioni. Sui vaccini il 90% si allontana: crollano le prime dosi – I dati

In ripresa anche i ricoveri, anche quelli gravi, e i decessi, passati in sette giorni da 257 a 300

È un’altra settimana negativa quella registrata dal monitoraggio della fondazione Gimbe sull’andamento della pandemia di Coronavirus in Italia. Una quarta ondata si sta delineando in modo sempre più chiaro, mentre la campagna vaccinale fatica a tenere il passo per il raggiungimento degli obiettivi di copertura previsti dal governo. Secondo Gimbe nella settimana 3-9 novembre i nuovi casi sono passati da 29.841 a 41.091 con un aumento del +37,7%. Aumentano anche i decessi, 330 questa settimana a fronte dei 257 di quella precedente. Il numero di persone attualmente positive sfonda quota 100 mila (100.205 vs 84.447). Aumentano tutti gli indicatori: gli italiani e le italiane in isolamento domiciliare sono nella settimana in oggetto 96.348 a fronte degli 81.070 di quella precedente, 3.436 i ricoveri con sintomi (vs 2.992), 421 le persone in terapia intensiva, 36 in più del periodo di riferimento precedente (+9,4%).


La circolazione virale, spiega Gimbe, è evidentemente in crescita: aumenta il rapporto positivi/persone testate (da 3,6% a 9,9%) nonché quello tra positivi/tamponi molecolari (da 2,4% a 4,7%). Le variazioni percentuali vanno dal 12,7% della Toscana al 75,3% della Provincia Autonoma di Bolzano. «66 Province hanno un’incidenza pari o superiore a 50 casi per 100mila abitanti: in Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Veneto tutte le Province superano tale soglia», spiega Gimbe. «In 3 Province si contano oltre 150 casi per 100mila abitanti: Trieste (479), Bolzano (260) e Gorizia (221)». «Numeri che dovrebbero indurre gli amministratori locali a considerare restrizioni su base comunale o provinciale, per evitare che la diffusione del contagio trascini l’intera Regione in zona gialla», avverte il presidente Gimbe Nino Cartabellotta


«Sul fronte ospedaliero si registra un ulteriore incremento dei posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +14,8% in area medica e +9,4% in terapia intensiva», aggiunge Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione. Il tasso di occupazione nazionale dei letti resta al momento ancora basso (6% in area medica e 5% in terapia intensiva), ma la situazione cambia di regione in regione. Friuli-Venezia Giulia e Marche, con l’11%, superano la soglia del 10% per l’area critica – mentre nessuna Regione va oltre il 15% per l’area medica. Il passaggio in zona gialla scatta con il superamento di entrambi i valori.

La campagna vaccinale

Ad avere ricevuto almeno una dose di vaccino è il 79% di tutta la popolazione italiana, 46.784.051 persone: un aumento di +127.761 e del 76,4% rispetto alla settimana precedente. Diminuiscono del 4,8% le somministrazioni. Il picco nel numero di nuovi vaccinati (440mila in sette giorni) si è raggiunto nella settimana 11-17 ottobre: da allora, avverte Gimbe, è crollato del 75,4%. «Rispetto alle persone ancora da vaccinare preoccupano sia i quasi 2,7 milioni di over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione, sia gli oltre 1,2 milioni nella fascia 12-19 che influiscono negativamente sulla sicurezza negli ambienti scolastici».

L’efficacia del vaccino sulla malattia grave, ricordano dalla Fondazione, «si conferma molto elevata e l’incidenza di diagnosi, ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e decessi è nettamente inferiore nelle persone vaccinate con ciclo completo, in tutte le fasce di età, rispetto ai non vaccinati». «Questi dati confermano le indicazioni alla dose booster per le categorie a rischio identificate dal ministero della Salute e la necessità di accelerarne la somministrazione», commenta Cartabellotta. E però sulla velocità di avanzamento della terza dose è necessario lavorare: su 890.460 persone per la dose aggiuntiva e 5.131.130 per la dose booster (figura 15), dice Gimbe, al 3 novembre sono state somministrate 2.409.596 terze (383.769 dosi aggiuntive e 2.025.827 booster). «Il tasso nazionale di copertura vaccinale per le dosi aggiuntive è del 40%», ma anche qui la situazione è assai differente a seconda della regione: dal 2,3% della Valle D’Aosta al 100% di Umbria e Piemonte. «La copertura nazionale con dose booster è del 39,5%, anche qui con notevoli differenze tra le Regioni: dal 18,3% della Calabria al 81,2% del Molise».

Entro fine anno ci saranno 7,4 milioni di persone a poter ricevere la terza dose – e circa 750 mila under 60 vaccinati con Johnson&Johnson: più di 11 milioni di dosi booster, avverte Gimbe, «che impongono alle Regioni un deciso cambio di passo sia in termini di comunicazione e persuasione, sia di organizzazione, visto che entro fine dicembre bisognerebbe somministrare circa 1,4 milioni di dosi settimanali». «Iniziano a preoccupare sia le mancate consegne di vaccini da 4 settimane senza informazioni ufficiali sul piano delle forniture, sia alcune criticità che ostacolano il monitoraggio delle performance delle Regioni, che di fatto vanno in ordine sparso», dice Cartabellotta.

«Innanzitutto, la platea vaccinabile con la terza dose non è stata ancora ufficialmente estesa agli under 60 che hanno ricevuto il vaccino Johnson&Johnson. In secondo luogo la platea per la dose booster non viene costantemente aggiornata con il numero di persone che progressivamente raggiungono i 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale, con conseguente sovrastima delle performance regionali. Infine, non è disponibile alcun dettaglio delle categorie dei vaccinati con dose booster (operatori sanitari, ospiti RSA, over 60 e persone fragili), rendendo di fatto impossibile identificare eventuali criticità regionali», dice il presidente Gimbe.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: