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Putin: «Non c’entriamo niente con la crisi tra Polonia e Bielorussia». Ma spunta l’esercitazione militare del Cremlino proprio su quel confine

Solo ieri sera, 12 novembre, il ministero della Difesa russo ha confermato la morte di due paracadutisti durante un’esercitazione congiunta con l’esercito bielorusso

Il presidente russo Vladimir Putin prova a sfilarsi dalle accuse sul contributo della Russia all’aggravarsi della crisi dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia. In un’intervista tv rilanciata dalle agenzie russe, Putin ha detto che il suo Paese: «non ha nulla a che fare» con quella crisi. Un problema che toccherebbe risolvere alla sola Europa e ai suoi servizi di sicurezza visto che, ha ribadito il presidente russo, le organizzazioni criminali che trafficano i migranti: «hanno sede in Europa». Eppure fino a ieri sera, scrive il Moscow Times, gli indizi che il Cremlino fosse già intervenuto in aiuto dell’alleato Lukashenko non mancavano. Ultima solo in ordine di tempo è stata la dichiarazione del ministero della Difesa, che ha ammesso la morte di due paracadutisti russi.


I due sono deceduti durante un’esercitazione congiunta con l’esercito bielorusso proprio al confine con la Polonia, dove da giorni Mosca è accusata di aver intensificato la propria presenza militare, a sostegno della Bielorussia che da giorni spinge migliaia di persone a varcare il confine polacco. Accuse che il presidente russo ribalta, puntando il dito contro le guardie di frontiera polacche, che con i loro respingimenti al confine contraddirebbero gli ideali umanitari dell’Ue: «Quando le guardie di frontiera e i militari polacchi picchiano i migranti, sparano sopra le loro teste, di notte accendono sirene e luci nei luoghi dove sono accampati, dove ci sono bambini e donne negli ultimi mesi di gravidanza… – ha detto Putin – beh, questo non combacia molto con le idee umanitarie che sono alle fondamenta della politica dei nostri vicini occidentali».


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