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Variante Omicron, nel Regno Unito booster per tutti gli over 18 a tre mesi dalla seconda dose. L’Ecdc: «In Ue 33 casi in otto Paesi»

La nuova variante è stata rilevata anche in sette Paesi extra-Ue: Australia, Botswana, Canada, Hong Kong, Israele, Sudafrica e Regno Unito

Terza dose per tutti gli adulti nel Regno Unito. La misura è stata adottata per far fronte alla diffusione della nuova variante Omicron. Lo ha annunciato il comitato congiunto per la vaccinazione e l’immunizzazione (Jcvi). Sarà possibile effettuare la terza dose di vaccino anti-Covid una volta trascorsi tre mesi dalla seconda. Il professor Wei Shen Lim, a capo del Jcvi, ha commentato: «Ricevere una dose di richiamo aiuterà ad aumentare il nostro livello di protezione contro la variante Omicron». E ha aggiunto: «Questo è un modo importante di ridurre l’impatto di questa variante sulla nostra vita, soprattutto nei prossimi mesi».


I Paesi con casi di variante Omicron

Ad oggi, in Unione europea, sono 33 i casi confermati di variante Omicron, secondo quanto ha reso noto il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Le segnalazioni arrivano da otto Paesi: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Italia, Paesi Bassi e Portogallo. Tutti i contagi sono avvenuti dopo viaggi in Paesi africani, in cui a volte sono stati presi dei voli in coincidenza in altre destinazioni tra l’Africa e l’Europa. Per il momento, la variante si è manifestata sempre in modo asintomatico o con sintomi lievi e non sono stati segnalati casi gravi o decessi. Inoltre sono stati rilevati casi di variante Omicron anche in sette Paesi extra-Ue: Australia, Botswana, Canada, Hong Kong, Israele, Sudafrica e Regno Unito.


Speranza al G7: «Non basta donare le dosi, bisogna dare supporto ai Paesi fragili»

Intanto il ministro della Salute italiano Roberto Speranza, intervenendo al G7 dei ministri della Salute, ha dichiarato: «La riunione dei Paesi del G7 sulla variante Omicron ha riconfermato la centralità delle campagne di vaccinazione in ogni Paese del mondo. Dobbiamo impegnarci sempre di più per far arrivare le dosi nei Paesi più fragili, dobbiamo impegnarci per aiutare questi Paesi sul piano logistico e organizzativo con il coordinamento dell’Oms e delle Nazioni Unite».

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