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I precari del Cnr dopo la stabilizzazione: «Un sollievo. Il nostro presidio a Roma è durato dieci giorni e dieci notti»

Il percorso per arrivare alla stabilizzazione era cominciato nel 2018. L’investimento totale è stato di 144 milioni di euro

Sono 328. Hanno alle spalle anni di ricerca, progetti internazionali e brevetti. Dal 2022 entreranno tutti a far parte ufficialmente dal Cnr: un contratto. Il processo di stabilizzazione dei precari del Cnr si è concluso nel pomeriggio del 30 novembre, con una nota pubblicata dallo stesso ente per la ricerca: «Questo percorso è cominciato nel 2018 e ha riguardato in tutto 1.868 persone con un investimento che a regime arriverà a oltre 144 milioni di euro. Questo nuovo passo è uno sforzo di grandi proporzioni per un Ente che, rispetto ad alcuni principali competitor internazionali presenta il più basso livello di finanziamento statale per ricercatore e la più alta capacità di attrarre fondi di ricerca». Il processo di stabilizzazione non è stato semplice. A luglio i precari avevano organizzato un prima manifestazione perché sembrava che tutti i piani fossero saltati. Poi la garanzia di assunzione entro la fine dell’anno e poi ancora, a fine novembre quella che sembrava una nuova marcia indietro dell’amministrazione. Da lì è cominciato un presidio fisso davanti alla sede del Cnr che si è concluso solo la mattina del 30 novembre.


«Dopo il consiglio di amministrazione abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Restano ancora alcune decine di colleghi da stabilizzare aventi i requisiti e almeno altri 400 precari che natureranno i requisiti entro la fine del 2022». A parlare a Open è Francesca Gorini, biologa e precaria del Cnr di Pisa da 12 anni. «Siamo stati in presidio davanti alla sede centrale di Roma – spiega Francesca – per dieci giorni, anche di notte. Quando il 18 novembre il Cnr voleva stabilizzare solo una cinquantina di precari ci siamo preoccupati, non solo per noi. Tutta la struttura ci avrebbe perso: abbiamo competenze certificate da ricerche, anni di lavoro e brevetti». Fra chi a dormito davanti alla sede di Roma anche Alessandro Melicchio, deputato del Movimento 5 Stelle: «Il Cda del Cnr ha fatto ciò che doveva fare: riconoscere il merito dei lavoratori rimasti precari, eccellenze del Paese che lavorano al servizio di tutta la collettività. riconoscere a parole il valore della ricerca non è sufficiente. Occorre difenderlo, e con esso i diritti dei ricercatori, nei fatti».


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