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Westminster, la storia della cocaina trovata in Parlamento: «I deputati pensano di essere intoccabili»

Sir Lindsay Hoyle, speaker della Camera, avvierà un’indagine. Dai controlli sono emerse tracce di stupefacenti anche in posti accessibili con solo pass parlamentare

«C’è una cultura della cocaina nel Parlamento» britannico. A squarciare il velo e mettere nero su bianco quello che in fondo già si sa bene, e da tempo, è il Times: a Westminster la cocaina è dappertutto. Tanto che si pensa di usare cani da fiuto anti-droga per stanare i colpevoli. Lo speaker della Camera, Sir Lindsay Hoyle, promette un’indagine: e nei prossimi giorni a occuparsi del caso sarà una Commissione. «Alcuni si fanno continuamente, altri assaggiamo ogni tanto. Alcuni sono nomi noti, altri sono giovani deputati ambiziosi o funzionari: pensano di essere intoccabili», racconta una fonte al Times. Negli ultimi tempi, si legge, un controllo ha fatto emergere tracce di stupefacenti in 11 dei 12 posti testati. E alcuni di questi posti sono accessibili solo con pass parlamentare.


Un segreto che tutti conoscono

Non solo: il problema riguarda tutte le forze politiche, visto che le tracce sono state rinvenute sia nei bagni dalle parti degli uffici di Boris Johnson sia in quelli vicini alle stanze del governo-ombra laburista. Altri aneddoti parlano di un deputato a una festa intento a sniffare senza alcuna preoccupazione di nascondersi dalla stampa pur presente. O ancora una persona di uno staff una sera sarebbe rientrata in ufficio e si sarebbe trovata davanti un altro deputato intento a farsi di cocaina sulla scrivania. Ma ci sono storie ancora più surreali: come quella di un ex parlamentare che sarebbe arrivato ad assumere il suo pusher nel suo team, per poterlo così pagare con regolarità.


«Ciò che è un segreto aperto a Westminster è la cultura della droga. Tutti sanno in quale ufficio andare per trovare una canna», spiega sul Times un consigliere speciale. E quando si incrociano per il palazzo funzionari visibilmente sotto l’effetto di droghe «semplicemente ti giri dall’altra parte o guardi il soffitto». «Non c’è posto nella nostra società per le droghe e certamente non nel nostro Parlamento. Quelli che hanno il privilegio di lavorare al cuore della nostra democrazia e che sono coinvolti nell’uso o nella distribuzione di droghe sono del tutto sconnessi dal dolore e dalla sofferenza che alimentano attraverso il traffico di stupefacenti», tuona la ministra degli Interni, Priti Patel.

I numeri

Da un paio d’anni – quindi in questi tempi di pandemia – sono entrate regolarmente a Westminster circa 3 mila persone. Mentre ad avere un pass parlamentare sono in ben 19 mila. In un anno due spacciatori sono stati arrestati vicino al palazzo, e sono 13 i fermati per possesso di droghe. Oggi chi viene condannato per possesso di cocaina rischia una pena fino a 7 anni di carcere. «Una cultura lavorativa fatta di orari lunghissimi e scadenze ravvicinate può creare una pressione avvertita come ingestibile: è necessario rendere disponibile un sostegno per quanti sono finiti nella droga e continuare a migliorare le condizioni di lavoro», si difende il sindacato che rappresenta lo staff parlamentare. Johnson sta lavorando su un giro di vite contro chi, benestante, consuma droga. L’intento è quello di combattere l’idea che chi è privilegiato sia anche impunito. Non si esclude che potrebbe «dare un esempio» con qualche nome noto.

In copertina EPA/UK PARLIAMENT/JESS TAYLOR | Una fotografia diffusa dal Parlamento del Regno Unito l’albero di Natale del Parlamento del Regno Unito, nel parco del Palazzo di Westminster, a Londra, Gran Bretagna, 27 novembre 2021.

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