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Sciopero generale, Pirulli (Cisl): «Ora serve dialogare. Sindacati divisi? Non è colpa nostra» – L’intervista

«Spero che il rapporto si rinsaldi ma siamo anche consapevoli che è stata fatta una scelta non condivisa», ha detto il segretario della Fesla Cisl

Sullo sciopero generale del prossimo 16 dicembre il fronte sindacale si spacca. Cgil e Uil fanno muro, contestando la legge di bilancio, considerata «insoddisfacente». Pensioni, scuola, giovani, donne, fisco, precarietà, politiche industriali e contrasto alle delocalizzazioni: tutti temi sui quali si poteva fare di più, «pur apprezzando lo sforzo del governo», dicono Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri. Non la pensa così la Cisl che invece oggi, 7 dicembre, riunirà la segreteria perché «questo è il momento del dialogo, è sbagliato scioperare», ha detto il segretario generale Luigi Sbarra a la Repubblica. Il divorzio è arrivato, netto, sul tema delle pensioni: così il prossimo venerdì scenderanno in piazza, da separati. Anzi, «noi non scenderemo proprio in piazza», spiega Mattia Pirulli, segretario generale di Fesla Cisl dal 2017 che rappresenta i lavoratori autonomi e atipici.


Segretario, come lo vede lo sciopero del prossimo venerdì?
«Lo trovo fuori luogo, non è uno strumento da usare in questa fase, è inopportuno».


Perché?
«Perché ci sono le condizioni per continuare a dialogare. Sicuramente c’è ancora tanto da fare, ma non è mettendo barriere che si risolvono le questioni».

Landini e Bombardieri dicono non sia stato fatto abbastanza…
«Analizziamo in modo oggettivo il contesto: siamo ancora in di fase pandemia, e questo è il primo elemento di cui tenere conto. Il secondo elemento è la riforma fiscale: chiediamoci da dove siamo partiti e dove siamo arrivati. La prima volta avevamo ottenuto 5 miliardi per l’Irpef dei lavoratori e 3 per le imprese. Oggi con un confronto serrato siamo arrivati a 7 miliardi per i lavoratori e 1 per le imprese».

E sulle pensioni?
«Sulle pensioni è importante l’apertura del tavolo per discutere di pensione di garanzia per i giovani e pensioni in periodo di transizione lavorativa. Su questo tema lo scontro non alimenta cambiamenti».

Dunque ritorniamo allo sciopero, che lei condanna.
«Per me lo strumento dello sciopero generale è importante e va usato con cautela. Si sono ottenute delle cose? I cambiamenti hanno bisogno di tempo, serve il dialogo».

Sempre Landini ha criticato la riforma fiscale, dicendo: «Non è accettabile che i redditi alti abbiano lo stesso vantaggio dei redditi bassi».
«Parlare di redditi alti è sbagliato, perché le agevolazioni arrivano per tutti. Tutte le fasce avranno elementi di vantaggio. E questo è un dato oggettivo. Forse non è nella misura auspicata, ma gli aiuti arriveranno anche per le fasce medio-basse».

Cosa proporrebbe, nel concreto, per migliorare ancora di più la Manovra?
«Interveniamo su forme spurie di lavoro come il tirocinio. O sul dumping contrattuale o sugli elementi che possono portare alle transizioni lavorative, con politiche attive. Cerchiamo di garantire un sistema di formazione professionale, che possa accompagnare i lavoratori anche nei percorsi scolastici. Miglioriamo alcune formule, come quella dell’apprendistato. E il sistema previdenziale».

Pensa si possa tornare indietro sul divorzio da Cgil e Uil? Perché questa spaccatura?
«Spero che il rapporto si rinsaldi ma siamo anche consapevoli che è stata fatta una scelta non condivisa. Sulla spaccatura andrebbe chiesto a chi l’ha provocata».

Oggi Salvini ha dichiarato come sia «inspiegabile e irresponsabile la scelta della Cgil di indire uno sciopero poco prima di Natale». E ha invece ringraziato la Cisl «per il senso di responsabilità»…
«Faccio parte di un sindacato per definizione apartitico, non fa ammiccamenti a nessuno in particolare. Mi auguro che ci sia sempre più sostegno alle posizioni della Cisl. Non mi interessa né che lo dica Salvini né che lo dica Letta».

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