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La fuga di gas metano, il guasto ai tubi o la frana: cosa è successo nell’esplosione di Ravanusa

I cittadini di Ravanusa dicono che da giorni prima della tragedia in zona si sentiva puzza di gas. E c’è chi giura di aver visto squadre di operai al lavoro. Ma Italgas fa sapere di non aver ricevuto segnalazioni e di aver ispezionato le tubature nel 2020 e nel 2021

C’era puzza di gas da tre giorni a Ravanusa, dove alle 20 e 48 di sabato 11 dicembre un’esplosione ha sventrato il quartiere Mastro Dominici demolendo la palazzina del Carmina e danneggiandone altre tre in via Trilussa. Ma mentre le ricerche dei sei dispersi proseguono ancora oggi, Italgas ha fatto sapere che «non risultano segnalazioni di alcun tipo giunte nell’ultima settimana al servizio di Pronto Intervento che lamentassero perdite di gas». L’inchiesta sulla tragedia del procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio partirà proprio dalla rete del metano. E da un documento dove nel 2018 il Comune ha messo nero su bianco che quell’area era una “zona ad alto rischio idrogeologico” e necessitava di interventi urgenti. Le ipotesi di reato sono omicidio e disastro colposo.


L’inchiesta sul disastro

Repubblica scrive oggi che il municipio aveva ottenuto dalla Regione Siciliana 5,5 milioni di euro per i lavori. «In quell’area erano previsti a breve», dice oggi il sindaco Carmelo D’Angelo. Ad oggi, spiega il quotidiano, l’indagine sulle cause del disastro lavora attorno a tre ipotesi:


  • il maltempo ha provocato uno smottamento che ha danneggiato le tubature;
  • la rete ha ceduto perché troppo vecchia e fragile per un territorio a rischio;
  • la mancanza di lavori di manutenzione per la messa in sicurezza della zona.

Sono una quarantina gli edifici che sono stati coinvolti nell’esplosione. Quattro quelli crollati e tutti gli altri con gravi danni strutturali. «L’ipotesi privilegiata», ha detto Patronaggio, «è quella di una fuga di metano. Abbiamo posto sotto sequestro al termine di un primo sopralluogo un’area di 10 mila metri quadri. ma dopo un ulteriore sopralluogo potremmo decidere di mettere in sicurezza altre aree”. Un gruppo di consulenti dovrà aiutare a fare chiarezza.

La nota di Italgas

Anche tenendo conto della nota di Italgas. Che ieri ha spiegato come si è mossa: «L’intervento di primo sezionamento della rete, finalizzato alla messa in sicurezza della condotta, è iniziato alle ore 24:00 a seguito della relativa autorizzazione da parte dei Vigili del Fuoco. Alle ore 02:05 del 12/12 i tecnici di Italgas Reti hanno completato le operazioni di isolamento del tratto di tubazione che attraversa l’area interessata dall’evento. La tubazione è in acciaio del diametro di 100 mm ed esercita in bassa pressione. Sul tratto di condotta interessato non vi erano cantieri di Italgas Reti. La rete di distribuzione di Ravanusa è stata ispezionata interamente sia nel 2020, sia nel 2021».

L’ipotesi di partenza è che sotto le palazzine per tuta la giornata di sabato si sia accumulato gas nel sottosuolo. Poi l’innesco, che potrebbe essere stato causato da un ascensore, dalla luce accesa in una stanza o da qualsiasi altra causa accidentale. L’esplosione ha aperto crepe nel terreno e fra i palazzi. Il giorno dopo la puzza di gas era ancora percepibile. Ma c’era anche prima, a sentire alcuni testimoni che abitano in zona. Ma nessuno l’ha segnalata né al comune né ai carabinieri né a Italgas. Che però ha specificato anche che la rete era in bassa pressione nel suo comunicato. Facendo capire che l’area era in sicurezza.

L’ipotesi della rottura di una conduttura di gas

A parlare chiaro è il capo della Protezione civile siciliana Salvo Cocina con La Stampa: «Può esserci stata la rottura di una conduttura del gas che ha creato una sacca al di sotto di una delle palazzine. A provocarla potrebbe essere stato un cedimento del terreno, ci sono spaccature sulla strada che lo lascerebbero pensare». Il quotidiano aggiunge che in paese c’è chi è pronto a giurare che ancora sabato mattina squadre dell’azienda fossero al lavoro proprio nella zona dell’esplosione. E che da giorni si sentiva puzza di gas. Da mesi sono in corso lavori di consolidamento di un vicino costone, dopo alcuni cedimenti. Non solo: quattro mesi fa una zona limitrofa era stata evacuata per il forte odore di gas ed erano stati effettuati altri lavori. La rottura può essere stata causata da una frana. Questo ha causato la formazione della sacca di gas. Poi l’innesco ha fatto scoppiare tutto.

Intanto si fa la conta delle vittime. Le tre accertate sono Pietro Carmina, 68 anni, docente di storia e filosofia dell’istituto Foscolo di Canicattì; Maria Crescenza Zagarrio, 69 anni; Calogera Gioachina Minacori, 59 anni. Ci sono sei dispersi. Fra loro una donna al nono mese di gravidanza, seppellita insieme al marito. I due si erano sposati ad aprile dopo che il lockdown li aveva stoppati il 12 settembre del 2020. Avevano fatto visita ai suoceri a una settimana dal parto. Selene Pagliarello, trentenne, infermiera del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, è sotto le macerie di via Trilussa insieme al figlio che porta in grembo e al marito Giuseppe Carmina.

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