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Regno Unito, gli esperti lanciano l’allarme Omicron ma Johnson prende tempo: «Per ora nessuna nuova misura»

Dopo una riunione del consiglio dei ministri, il premier britannico ha deciso che, nonostante la situazione sia «estremante difficile», per ora non ci saranno altre restrizioni

Nessun nuova restrizione all’orizzonte per il Regno Unito. Il premier Boris Johnson sta prendendo tempo, pur affermando di tenere sotto «controllo costante» i dati sull’impennata della variante Omicron «ora per ora». Il governo non esclude, comunque, che nei prossimi giorni possano essere varate delle misure di contenimento contro il Coronavirus, considerando che le feste natalizie sono alle porte – così come il pericolo di assembramenti e maggiore diffusione del contagio. Nel pomeriggio di oggi, 20 dicembre, il Times aveva fatto circolare la notizia che il governo stesse per introdurre il cosiddetto circuit breaker, ossia un un lockdown della durata di almeno due settimane. La richiesta, fatta a gran voce dagli esperti, permetterebbe di ridurre le possibilità di contagio e di dare il tempo necessario alle persone di vaccinarsi e sviluppare gli anticorpi necessari. Johnson, dopo una riunione ad hoc del consiglio dei ministri, è invece giunto a conclusione che nonostante la situazione sia «estremante difficile», per ora terrà i dati sotto osservazione senza agire in alcun modo. Ha quindi raccomandato cautela ai britannici, incoraggiandoli ancora una volta a vaccinarsi. «Dovremo riservare la possibilità di intraprendere ulteriori azioni per proteggere il pubblico e il nostro Servizio sanitario nazionale», ha comunque detto il premier. 


Omicron, «sta cambiando lo stile di vita degli inglesi»

Il primo ministro ha infine spiegato che la variante Omicron sta portando il pubblico britannico a cambiare il suo stile di vita a causa dell’aumento dei casi. Questo sta avendo conseguenze per alcuni settori dell’economia, compreso il settore dell’ospitalità. «Mi dispiace», ha detto Johnson riferendosi alla richiesta di aiuto da parte delle aziende, sottolineando l’esistenza di pacchetti finanziari «per le imprese in sofferenza».


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