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L’appello degli economisti per vaccinare nei paesi poveri: «Bastano 50 miliardi di dollari»

L’appello di Boeri, Perotti e Spilimbergo: «Questo minuscolo investimento ci permetterebbe di evitare danni psicologici di anni di restrizioni, soprattutto per i giovani, i ritardi di apprendimento, le sofferenze e le morti in tutte le parti del mondo»

Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ieri ha comunicato che «quest’anno, nel mondo, oltre 3,5 milioni di persone hanno perso la vita a causa del Covid». Molti di questi decessi sono stati dovuti «alla condivisione iniqua dei vaccini» tra Paesi ricchi e Paesi poveri del mondo, «costando la vita a molte persone». E oggi, dalle colonne di la Repubblica, gli economisti Tito Boeri, Roberto Perotti e Antonio Spilimbergo lanciano un appello per accelerare la vaccinazione nei Paesi più poveri perché anche se «se le grandi aree del mondo rimangono poco o per nulla vaccinate, e i Paesi industrializzati possono fare sforzi enormi per contenere il contagio a casa loro, prima o poi in qualche Paese distante migliaia di chilometri emergerà una mutazione capace di “bucare” le difese costruite nei paesi più ricchi». Ed è quello che è successo con la variante Omicron, per esempio. «Nei Paesi avanzati – osservano i tre economisti – il 60 per cento della popolazione è vaccinata, ma lo è solo il 30 per cento nei Paesi a reddito medio e meno del 5 per cento nei Paesi più poveri, addirittura meno del 2 per cento in grandi Paesi come la Nigeria o l’Etiopia».


E dunque, che fare? «I Paesi ricchi potrebbero decidere di spendere e vaccinare i Paesi più poveri per solidarietà. Ma se la solidarietà non basta come motivazione (e sappiamo che non è bastata), dovrebbero farlo semplicemente per interesse egoistico». Boeri, Perotti e Spilimbergo nella consapevolezza che «per quanto spiacevole possa sembrare, interviene un arido calcolo di costi e benefici» per convincere i Paesi industrializzati a investire più energie nella vaccinazione dei Paesi meno abbienti. «Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (con una previsione fatta a luglio, ben prima dell’apparizione di Omicron), la diffusione di una nuova variante può far arretrare il reddito globale di quasi il 5 per cento, equivalente a una perdita di 4.500 miliardi di dollari di cui 1000 miliardi sarebbero persi dai Paesi avanzati», spiegano i tre economisti. «Quanto costerebbe, invece, vaccinare tutto il mondo? Sempre secondo le stime del Fmi vaccinare il 70 per cento della popolazione mondiale entro metà del 2022 e monitorare lo sviluppo di nuove varianti costerebbe meno di 50 miliardi di dollari», proseguono.


E anche se si dovesse trattare di investire il doppio, ossia 100 miliardi di dollari, sarebbe comunque un esborso che rappresenterebbe comunque «un decimo del costo di una recessione causata da una nuova variante nei Paesi avanzati». Insomma, concludono Boeri, Perotti e Spilimbergo, «l’investimento senza dubbio più redditizio ci sta guardando in faccia e stiamo parlando di redditività in meri termini materiali, di Pil. Poi c’è la parte più importante: i danni psicologici di anni di restrizioni, soprattutto per i giovani, i ritardi di apprendimento, le sofferenze e le morti che questo minuscolo investimento eviterebbe in tutte le parti del mondo». 

Foto in copertina: EPA/NARENDRA SHRESTHA

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