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Smart Working d’emergenza per i lavoratori pubblici: il no di Brunetta

Il ministro della Funzione Pubblica dice no al lavoro agile emergenziale. Ma promette una circolare per le amministrazioni

Il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta annuncia che il ritorno dello smart working “di massa” non ci sarà. Anche in caso di ulteriore aumento dei contagi. E Il Messaggero fa sapere che in caso di necessità, sarà lo stesso ministro, con una circolare, a invitare le amministrazioni ad attuare il nuovo lavoro agile regolamentato, in base alle effettive esigenze. «Il 15 ottobre abbiamo detto addio alla sperimentazione di massa dello smart working emergenziale, senza regole e senza diritti. Ma non abbiamo detto addio allo smart working. Al contrario, abbiamo intensificato le attività per regolarlo, nei nuovi contratti, e per assicurare la piena autonomia organizzativa alle singole amministrazioni. Nel frattempo, grazie al confronto costante e proficuo con i sindacati, abbiamo emanato apposite linee guida, che ancorano il lavoro agile all’accordo individuale con il lavoratore, alla soddisfazione dell’utenza e al rispetto della sicurezza informatica. Perché mai dovremmo tornare indietro? Siamo più avanti dei privati», dice il ministro.


Il quale poi torna sul Super Green pass obbligatorio per il lavoro, un’idea che il governo Draghi potrebbe fare sua a partire da gennaio: «È la mia proposta da sempre. Il green pass è una storia di successo, sanitario ed economico. L’obbligo di certificato verde semplice per tutti i lavoratori, con la possibilità, per i non vaccinati, di eseguire il tampone, è stato un passaggio molto importante a metà ottobre per spingere le vaccinazioni. Il Super green pass di dicembre è stata un’altra tappa. Ma ora dobbiamo guardare ancora avanti. L’opzione del tampone per lavorare non è più sostenibile. Con la contagiosità della variante Omicron, ne va della sicurezza della comunità: il vaccino è l’unica vera protezione che abbiamo. Ne discuteremo ancora al prossimo Consiglio dei ministri, anche perché i dubbi espressi dalla Lega di Governo confliggono con la posizione della Lega delle Regioni, a cominciare dal presidente Fedriga. Per stavolta, peccato: è un’occasione mancata. Prima la cogliamo, meglio è».


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