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In Dad gli studenti non vaccinati? Lega e M5s fanno muro: «Così si discriminano i bambini»

Per il senatore Ferrazzi, del Pd, la proposta delle Regioni è invece «corretta». Sono, ad oggi, poco più dell’8% i bambini vaccinati nella fascia di età 5-11 anni

Bisognerà aspettare il prossimo 5 gennaio, data del Consiglio dei ministri, per sapere come sarà gestito il ritorno a scuola dei ragazzi mentre imperversa la variante Omicron. La disposizione dell’ultimo decreto Covid riguardo all’azzeramento della quarantena per le persone vaccinate da meno di 4 mesi ha fatto avanzare un’ipotesi: se si scoprissero dei positivi in classe, perché non applicare la stessa regola tra gli studenti? Auto-sorveglianza di 5 giorni per i ragazzi vaccinati o guariti, con tampone a dieci giorni dall’ultimo contatto, e l’isolamento a casa con Dad, invece, per i non immunizzati. Se il numero dei contagi in classe, però, dovesse essere maggiore di due, toccherebbe allora all’Asl competente sul territorio dell’istituto scolastico valutare provvedimenti più stringenti per scongiurare l’insorgenza di focolai Covid.


La proposta è arrivata dai presidenti di Regione e potrebbe essere implementata sia nelle scuole elementari che in prima media, vista l’apertura della campagna vaccinale alla fascia di età 5-11 anni. Ma non appena si è iniziato a discutere dell’eventualità di differenziare bambini immunizzati e bambini i cui genitori hanno mostrato scetticismo nei confronti dei vaccini, diversi esponenti della maggioranza di governo hanno alzato un muro contro il parere delle Regioni. La Lega ha diramato prima una nota di partito – «lasciare a casa da Scuola 3 milioni e mezzo di bambini a gennaio? Non è questa la soluzione, si intervenga piuttosto su aerazione e si usino le mascherine: discriminare bambini e famiglie non ha nessun senso» -, poi ha fatto esporre il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso.


La protesta giallo-verde

«La campagna di vaccinazione per i più piccoli è appena partita e inasprire i protocolli su contagi e quarantene ci esporrebbe al rischio di eccessive penalizzazioni. Non possiamo permetterci di relegare in Dad milioni di studenti. La risposta non può essere sacrificare il diritto all’istruzione di milioni di studenti. Su questo siamo pronti a far sentire forte la nostra voce – ha affermato Sasso -. Non possiamo permetterci di relegare in Dad milioni di studenti, creando enormi difficoltà alle mamme e ai papà e sovraccaricando il lavoro già complesso di insegnanti e dirigenti scolastici. Come andiamo dicendo da tempo, bisogna innalzare i livelli di sicurezza delle nostre scuole con dispositivi di aerazione e ventilazione, mascherine Ffp2 e un rafforzamento dei sistemi di tracciamento».

Anche il M5s ha annunciato battaglia sul tema. La sottosegretaria all’Istruzione grillina, Barbara Floridia, ha tuonato su Facebook: «Non si può pensare di discriminare i bambini, prevedendo per alcuni la Dad e per altri la frequenza in presenza. Si continui ad investire risorse per la sicurezza, anzi si aumentino le risorse per la Scuola, e si migliori il protocollo affinché sia più efficace. Ma le scuole devono restare aperte». A farle da eco, i deputati grillini che siedono in commissione cultura: «La Scuola è il luogo dove si insegna l’inclusione e la non discriminazione: lasciare alcuni studenti a svolgere didattica in presenza e altri in Dad perché non vaccinati sarebbe davvero grave, oltre che particolarmente difficile da attuare da un punto di vista didattico-organizzativo».

La mediazione del Pd

Sono stati i sottosegretari all’Istruzione, Sasso e Floridia, con i rispettivi partiti, quelli del governo gialloverde, a criticare la proposta della Conferenza delle Regioni. Eppure era stato proprio il presidente leghista del Friuli-Venezia Giulia e presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga, a portare l’ipotesi sul tavolo dei ministri dell’Istruzione Patrizio Bianchi e della Salute Roberto Speranza. Più tiepido sul tema Dad per i non vaccinati il Pd. A entrare nel dibattito oggi, 2 gennaio, è stato il senatore Andrea Ferrazzi. Seppure con cautela, ha usato parole di apprezzamento per la proposta di Dad differenziata: «L’ipotesi, in caso di due positivi in classe, di tenere in Dad i soli non vaccinati è corretta – ha dichiarato -, ma oltre non si può andare. La scuola non può essere la pancia molle dove scaricare tutte le misure di tutela della salute».

Il governo, nel prendere una decisione sul protocollo scolastico, dovrà tenere conto che il numero di vaccinazioni tra gli under 12 è ancora molto basso. Tant’è che lo stesso Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute, ha parlato di percentuali troppo scarse di immunizzati nella fascia 5-11 anni. «Mi aspetto un incremento dei casi dopo il ritorno in classe – ha detto in un’intervista a La Stampa -, anche perché tra gli studenti più piccoli la vaccinazione è ancora scarsa, nella fascia 5-11 anni siamo all’8% con una dose. Bisogna tracciare e individuare rapidamente i contagiati, anche per proteggere i loro familiari». Sempre oggi, in mattinata, Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, ricordando il numero assoluto di 312mila dosi inoculate agli under 12 al primo gennaio, ha mostrato scetticismo sulla questione Dad in generale. «Il vaccino serve a tutelare sia la salute dei bambini che le scuole. Rimandare gli alunni a casa sarà l’ultima cosa che faremo, è un dovere nei confronti delle nuove generazioni. La scuola ha già sofferto troppo, terremo duro fino all’ultimo».

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