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Kazakistan, il tentativo del governo: prezzi del gas calmierati per 6 mesi. Morti nelle proteste, almeno 2 mila arresti – Il video

Nel Paese sono arrivate le truppe del Csto, un’alleanza formata da sei Paesi ex sovietici e guidata dalla Russia. L’aiuto di Mosca è stato invocato dal presidente Tokayev

Al momento il Kazakistan è governato da un esecutivo a interim, dopo che il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha sciolto il governo precedente. Da questo nuovo centro di potere è arrivata la scelta di calmierare i prezzi del gas per sei mesi. Le proteste che negli ultimi giorni stanno sconvolgendo il Paese sono cominciate proprio dopo la rimozione dei limiti imposti al Gpl, una scelta che ha fatto subito impennare i prezzi. In Kazakistan questo carburante è molto diffuso per le automobili. Intanto è cominciata la repressione delle violenze, a partire dalla capitale economica Almaty dove la polizia ha arrestato circa 2mila persone accusate di aver partecipato alla protesta. Per chiudere le rivole il presidente Tokayev aveva chiesto l’aiuto del Csto, un’alleanza formata da sei Paesi ex sovietici e guidata dalla Russia. Nelle ultime ore sono arrivate le prime truppe inviate da Mosca: hanno già cominciato a lavorare per bloccare le manifestazioni. La stessa polizia kazaka ha fatto sapere di avere sparato sulla folla e di avere così ucciso diversi manifestanti in quella che ha definito una «operazione antiterrorismo». L’ambasciata del Kazakistan a Roma ha diffuso una nota in cui viene ribadita una tesi citata pià volte dal governo del Paese. Secondo il ministero degli esteri kazako le violenze di questi giorni non sarebbe moti spontanei ma piuttosto «un’invasione armata di gruppi terroristici preparati all’estero».


«La scorsa notte le forze estremiste hanno tentato di prendere d’assalto gli edifici amministrativi e il dipartimento di polizia di Almaty, oltre a dipartimenti e posti di polizia locali», ha dichiarato un portavoce delle forze dell’ordine, citato dalle agenzie di stampa locali. Il video in evidenza, diffuso dall’agenzia Tass, mostra appunto soldati in assetto di guerra mentre sparano con i fucili ad altezza d’uomo contro la folla di manifestanti – che non sono compresi nell’inquadratura – ad Almaty. I numeri ufficiali di vittime, feriti e arrestati nelle rivolte faticano ad arrivare con esattezza. «Decine di assalitori sono stati eliminati e le loro identità sono in corso di accertamento», ha dichiarato un portavoce della polizia. Secondo gli ultimi numeri diffusi dal viceministro della Sanità kazako, Azhar Guiniyat, «ci sono state decine di morti e oltre mille civili sono rimasti feriti in due giorni di violenti scontri di piazza. Di questi, di cui almeno 400 ricoverati in ospedale e 62 in terapia intensiva». Tra le forze dell’ordine invece, sarebbero 12 i membri uccisi e 353 i feriti nelle proteste. Quest’ultimo bilancio è stato diffuso dalla televisione locale Khabar-24, che cita il comando delle forze di sicurezza di Almaty secondo cu una delle vittime sarebbe stata decapitata: «Questo dimostra la natura estremista dei gruppi criminali», ha affermato il comando.


Foto di copertina: EPA/STR | La polizia antisommossa pattuglia le proteste

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