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Quirinale, la partita di Di Maio per riconquistare i 5 Stelle e chiudere la legislatura da kingmaker

Una fitta rete di relazioni con il centrodestra e il controllo su buona parte del gruppo parlamentare grillino: sono queste le armi del ministro degli Esteri. E ora i contiani temono di non toccare palla per il Colle

«Luigi Di Maio sogna questo momento dal 2018», racconta una fonte del governo a lui vicina. E adesso, all’ultimo anno di legislatura disponibile, sta giocando le sue carte per un ruolo di ancor maggiore rilievo nell’ultimo governo di una legislatura che lo ha già visto ministro del Lavoro, dello Sviluppo economico e infine degli Esteri, dopo esser stato anche vicepremier. Di Maio sa che presupposto necessario per questo è l’elezione di Mario Draghi al Quirinale. I due hanno cucito un ottimo rapporto e ieri, 17 gennaio, di ritorno da Strasburgo, hanno viaggiato sullo stesso aereo: avranno parlato del Quirinale? L’altra parte della trama di Di Maio, mentre il ministro era in terra francese, l’hanno continuata a tessere i suoi emissari a Roma.


Ora di pranzo, via della Scrofa. Riccardo Fraccaro incontra Matteo Salvini. Il segretario della Lega vuole sondare la disponibilità a sostenere Giulio Tremonti, ex ministro delle Finanze, nella corsa al Colle. Che su Silvio Berlusconi non ci scommetta più nessuno, nemmeno nel centrodestra, è cosa nota. Fatto sta che il nome di Tremonti è iniziato a circolare nelle chat grilline. E, prevedibilmente, è stato affossato. Il segretario della Lega, poi, avrebbe posto le mira sul Viminale: che ci sia lui o un suo uomo, nel prossimo governo, è il dicastero dal quale Salvini può preparare la propaganda in vista delle politiche del 2023.


Vincenzo Spadafora, ufficialmente riavvicinatosi alla corrente dimaiana, curerebbe gli interessi del ministro degli Esteri nei rapporti con tre suoi vecchi compagni di partito: Francesco Rutelli, uomo molto ascoltato dai vertici del Pd, Ettore Rosato e Dario Franceschini, ministro plenipotenziario dei Dem. Spadafora ha condiviso un periodo nella Margherita con loro tre. Rosato, oggi presidente di Italia viva, sta lavorando – a dire il vero – anche su un altro fronte: rafforzare la compagine di centro con Coraggio Italia. Insieme, il partito di Luigi Brugnaro e quello di Matteo Renzi contano un’ottantina di parlamentari: un esercito che potrà pretendere più potere nella composizione del prossimo governo.

I contatti con il centrodestra

La tela di Di Maio è molto più articolata di questa. E seppure l’incontro tra Fraccaro e Salvini non fosse stato caldeggiato dal ministro, l’interlocutore privilegiato del capo della Farnesina nella Lega è comunque un altro: Giancarlo Giorgetti. Le mangiate di pizza, fra i due, sono frequenti. Così come è fitta la corrispondenza che Di Maio ha saputo costruire con Gianni Letta. Negli ultimi giorni, ci sono stati contatti tra il ministro degli Esteri e Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset. L’11 gennaio, ancora, aveva ricevuto alla Farnesina proprio il centrista Brugnaro. È Di Maio a gestire i contatti con il centro e con la destra, mentre Giuseppe Conte vive ore di fibrillazione: se non tira fuori dal cilindro un nome o non accetta di sostenere Draghi, non toccherà palla nella partita del Quirinale.

Di Maio è stato il capo politico, alle elezioni del 2018, della forza che ha vinto il maggior numero di seggi in parlamento. Lui, che vorrebbe tornare a essere il solo interlocutore grillino ai danni di Conte, può garantire a Draghi il sostegno del gruppo parlamentare che non ha mai seguito davvero l’ex avvocato del popolo. Le scelte dei capigruppo di Camera e Senato ne sono la prova. Davide Crippa, il capodelegazione dei deputati grillini, sta facendo poi pressione su Conte affinché il Movimento dichiari pubblicamente di essere contro Draghi al Colle.

Conte bruciato

Se ciò avvenisse, sarebbe il canto del cigno contiano perché, in realtà, Di Maio e i suoi diventerebbero così gli unici interlocutori dell’ex governatore della Bce, che resti a Chigi o vada al Quirinale. La strategia di Crippa è la stessa che sta adottando Di Maio in prima persona. Nel vertice di ieri sera, tra le più alte cariche grilline, il ministro degli Esteri avrebbe detto di essere contrario alla candidatura di Draghi. Riportando, invece, il favore di Enrico Letta per questa ipotesi. Anche il segretario Dem era presente a Strasburgo alla commemorazione per David Sassoli: chissà i due abbiano parlato di questo. In realtà, Di Maio, come confermato da più fonti, è in questo momento uno degli sponsor più attivi di Draghi al Quirinale.

Conte bruciato, Di Maio può muoversi per diventare vicepremier o addirittura presidente del Consiglio del nuovo governo che sempre più probabilmente nascerà. La vicepresidenza del Consiglio potrebbe essere in coabitazione proprio con Giorgetti: Draghi si assicurerebbe che il lavoro dell’esecutivo proceda nel 2022 mantenendo due suoi fedeli alleati a Palazzo Chigi. Ma il sogno proibito di Di Maio rimane quello di guidare il governo in solitaria, anche per strappare a Renzi il primato di essere stato il più giovane presidente del Consiglio della storia: il toscano assunse la carica a 39 anni e un mese. Di Maio si deve guardare bene, nella corsa al prossimo premierato, da uno scalpitante Lorenzo Guerini – apprezzato dalle diplomazie estere – e da Franceschini, entrambi in lizza per succedere a Draghi se quest’ultimo salisse al Colle.

Le reazioni

Fonti parlamentari dei 5 stelle si sono dette incredule dei vari retroscena usciti oggi. A Open, dicono: «Luigi sembrerebbe ci stia usando per far saltare Conte e farsi dare un incarico esplorativo da Draghi o chi per lui. Infatti continua a dire che Conte vuole andare a votare ma sappiamo non essere vero. Altrimenti che senso ha incontrare tutti i leader del centrodestra in solitudine e trattare da solo con Gianni Letta e Confalonieri?».

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