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I 10 mila prigionieri del Green pass a Milano: sono guariti ma restano chiusi in casa

Dopo la quarantena dovrebbero essere liberati entro 48 ore. Ma l’autorizzazione non arriva. Perché l’Ats è in ritardo

A Milano fino alla scorsa settimana c’erano 12 mila prigionieri del Green pass. Si tratta di cittadini che hanno ricevuto una diagnosi di positività e poi si sono negativizzati. Hanno inviato tutta la documentazione necessaria all’Ats. Che però non ha ancora sbloccato la pratica per far ottenere loro il certificato di guarigione. Un problema conosciuto ma ancora attuale, visto che nel frattempo alcune pratiche sono state velocizzate ma intanto chiuse in casa ci sono ancora 10 mila persone. In teoria tutto dovrebbe risolversi nel giro di 48 ore. «Ma siamo sommersi da telefonate di pazienti che sono guariti ma che anche dopo 5 giorni non hanno ricevuto il Green Pass aggiornato», spiega all’edizione milanese di Repubblica Alberto Aronica, uno dei medici del Presst di via Quadrio-Farini, cooperativa che riunisce sei dottori per un totale di quasi 15 mila utenti.


«Spieghiamo a tutti che in Lombardia, diversamente da altre regioni, la pratica passa da Ats e non da noi. Abbiamo ricevuto formale comunicazione dalla Regione e a quella dobbiamo attenerci. Ma la gente si arrabbia, c’è chi ha urgenza di tornare al lavoro, chi deve viaggiare e resta fino a due settimane in attesa. Noi non possiamo proprio intervenire, purtroppo», conclude il dottore. Poi ci sono le famiglie recluse: «L’assurdo è che mentre io l’ho avuto in tre giorni, mio marito in sette e mia figlia in 13 giorni», racconta Manuela, mamma di due ragazze contagiate a Natale. Intanto Ats è al lavoro per sbloccare gli arretrati. Alcuni sono relativi a persone che hanno fatto il tampone prima dei dieci giorni previsti. Oppure che lo hanno fatto fuori regione e le Atl dei territori interessati sono in ritardo con la trasmissione degli esiti.


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