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«Un disastro senza precedenti»: ora Tonga ha paura dello tsunami Covid

I soccorsi sono ancora più difficili a causa degli strati di cenere che si sono accumulati sulla pista dell’aeroporto principale. Tre le vittime

Dopo lo tsunami, il Coronavirus. È questo il timore che aleggia nel regno di Tonga: quello di veder sbarcare il Covid insieme ai soccorritori arrivati nelle isole del Pacifico con aiuti umanitari, per dare una mano agli abitanti e per pulire la cenere del vulcano. Mentre il regno, dall’inizio della pandemia, ha visto un solo contagio. Le restrizioni, in ogni caso, sono solo l’ennesimo tassello che renderà più difficile l’operato dei soccorritori. Sulle isole del pacifico sono arrivati aiuti dall’Australia e dalla Nuova Zelanda. Da qui in particolare sono partite navi militari con beni di soccorso. Alla Abc Curtis Tuihalangingie, alto diplomatico tongano a Canberra, parla esplicitamente di preoccupazione per “uno tsunami di Covid che può colpire Tonga” con gli aiuti umanitari.


L’eruzione nell’arcipelago polinesiano del sud del Pacifico ha provocato uno tsunami con onde alte fino a 15 metri in mare aperto e portato a «un disastro senza precedenti». A dirlo è lo stesso governo di Tonga in una nota: si tratta dell’eruzione più forte degli ultimi tre decenni e i danni non sono ancora stimabili. La cenere ricopre le case, le infrastrutture e le spiagge, e le due isole minori sono state praticamente distrutte – restano in piedi una manciata di case. L’arrivo dei soccorsi internazionali è reso difficoltoso proprio dalla cenere, visto che la pista dell’aeroporto Fuaamotu è ancora impraticabile. Uno strato di cenere da cinque a dieci centimetri si è accumulato sulla pista principale dell’isola di Tongatapu, spiega l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA). «Le ceneri si sono rivelate più difficili da rimuovere del previsto», dice Jonathan Veitch, responsabile delle Nazioni Unite per la crisi delle Fiji. «Pensavamo che la pista sarebbe stata operativa ieri, ma non è stata ancora completamente sgomberata perché la cenere è ancora caduta». Vengono «sgomberati circa 100 o 200 metri al giorno». La Marina neozelandese dovrebbe finalmente sopraggiungere entro il weekend.


Le vittime

Sono almeno tre le vittime dell’eruzione sottomarina del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, nell’isoletta Mango: due cittadini di Tonga e una donna di 50 anni britannica, Angela Glover, che da tempo risiedeva qui. Il movimento d’acqua causato dall’eruzione è stato avvertito fino in Alaska. Le immagini sono impressionanti. Sono quelle di un gigantesco fungo di fumo alto 30 km, che ha disperso cenere, gas e piogge acide in tutto il Pacifico prima di essere seguito da uno tsunami. E ora gli allarmi si susseguono: per un’eventuale contaminazione delle falde acquifere e delle riserve alimentari e per il cavo sottomarino danneggiato che isola l’arcipelago dal resto del mondo.

Si cerca di ripulire la cenere sulla pista di atterraggio per permettere agli aerei di arrivare qui. L’onda di pressione ha colpito la terra e viaggiato a 1.231 chilometri orari, dice il National Institute for Water and Atmospheric Research della Nuova Zelanda. E durante lo tsunami sono state registrate onde alte anche 15 metri, che hanno colpito la capitale Nuku’alofa, i cui abitanti sono fuggiti sulle colline lasciando dietro di sé case allagate, mentre rocce e cenere cadevano dal cielo. Più di 100 mila persone, ovvero la popolazione di Tonga, dice l’Afp, sono state colpite dalla caduta di cenere e dallo tsunami, spiega l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID), citando la Croce Rossa di Tonga.

L’arcipelago è devastato e tagliato fuori dal mondo. «La società via cavo statunitense SubCom afferma che ci vorranno almeno quattro settimane per ripristinare la connessione di Tonga», spiega il ministero. Le poche comunicazioni possibili avvengono attraverso alcuni telefoni satellitari, tenuti principalmente da ambasciate straniere nella capitale Nuku’alofa. Australia e Nuova Zelanda hanno jet militari C-130 pronti a decollare una volta che la cenere si sarà diradata.

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