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Nel M5s lo scontro Conte-Di Maio è senza esclusione di colpi, anche proibiti

I dissidi interni emersi durante le elezioni presidenziali non possono più essere tenuti coperti. E le fazioni del Movimento schierano i propri esperti digitali per delegittimarsi reciprocamente

Sale in tendenza su Twitter l’hashtag #DiMaioOut. È il processo digitale, arma introdotta in politica dal Movimento 5 stelle (vi ricordate le umiliazioni delle consultazioni del 2014 per la formazione del governo Renzi trasmesse in streaming da Beppe Grillo?). Otto anni dopo, a cadere vittima del fuoco amico digitale è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La rivalità tra lui e Giuseppe Conte serpeggiava ormai da tempo, ma si è palesata pubblicamente nella partita delle elezioni presidenziali. Nelle war room dei dimaiani, negli uffici della Camera, si elaboravano le tattiche per portare Mario Draghi al Colle. Nella cabina di regia pentastellata e nei vertici tra Conte, i suoi vicepresidenti e i ministri a lui fedeli, invece, si studiavano le mosse per intestarsi un presidente e mettere alle strette la fronda dimaiana. Il Movimento 5 stelle, in questi giorni, ha completato la trasformazione in tutto ciò che non voleva essere: un partito di correnti in cui non può esistere una linea unitaria. Un effetto collaterale dell’osmosi nel campo progressista coabitato insieme al Partito democratico.


Il tweet bombing contro il ministro tacciato di tradimento

Fatto sta che, nella serata di domenica 30 gennaio, #DiMaioOut è schizzato nei trend di Twitter. Pietro Raffa, esperto di comunicazione social, ha subito interpretato l’operazione come un classico esempio di tweet bombing contro il ministro degli Esteri. «I primi 10 account per numero di tweet – con l’hashtag – sono fake e generalmente sostengono le posizioni di Alessandro Di Battista e Conte». Raffa ha spiegato che la sommossa anti Di Maio è «un’operazione studiata e fatta da chi vuole modificare la percezione su alcuni temi». Dall’analisi quantitativa e qualitative dell’esperto è emerso che, inizialmente, appena 289 account avevano contribuito a spingere nelle tendenze l’hashtag. «Il tweet bombing funziona così: ci sono profili bot, falsi, coordinati da una persona: un argomento utilizzato da pochi soggetti finisce così nelle tendenze nazionali di Twitter. L’effetto è dare la sensazione che un tema sia molto più discusso di quanto in realtà lo sia. Ho visto che circa la metà di questi profili twittava contro Di Maio dall’America, un po’ dall’America del Nord e un po’ da quella del Sud. Questi utenti assumono il tipico comportamento dei profili fake: producono un numero troppo elevato di tweet sugli argomenti discussi».


La levata di scudi dimaiani

La polemica è stata colta al balzo dai parlamentari vicini al capo della Farnesina. «È la solita strategia dell’odio. Adesso sfruttano account fake per orientare gli utenti. Quella della macchina del fango contro Di Maio è una pratica già esistente, ci facciamo i conti da anni», hanno dichiarato. Sergio Battelli, deputato molto vicino a Di Maio, lo ha detto in chiaro su Instagram: «Il MinCulPoP interno l’ho sempre detestato e non inizierò certo a farmelo piacere oggi. Perché il non detto e il subìto possono fare danni enormi. È incredibile che il Movimento che ha fatto della democrazia il proprio mantra usi le picconate social – e ha concluso con una frecciatina diretta a Conte -. La repressione o la genuflessione davanti al capo non fa parte del mio modo di fare». Gli altri parlamentari 5 stelle che si sono esposti pubblicamente, la mattina del 31 gennaio, per difendere Di Maio sono Luigi Iovino, «io penso che Luigi abbia lavorato per raggiungere la soluzione migliore», Cosimo Adelizzi, «chiediamo solo che ci sia maggior ascolto da parte del presidente Conte», e Dalila Nesci, «un’ignobile macchina del fango. Avanti Luigi, siamo al tuo fianco».

La versione dei contiani

Nei giorni del voto per il Quirinale, abbiamo assistito a siparietti orchestrati dall’una e dall’altra fazione con il tentativo di mostrare la rispettiva influenza sul gruppo. Le discese, sia di Conte che di Di Maio, in Transatlantico con il codazzo di grandi elettori fedeli. Il gelato da Giolitti che il presidente del Movimento ha voluto gustarsi nelle ore cruciali per il Colle, a favor di telecamere. La festa per il ministro degli Esteri in Transatlantico, proprio nei minuti in cui Sergio Mattarella raggiungeva il quorum, organizzata in modo che Di Maio si trovasse al centro di un cerchio di una trentina di parlamentari che lo applaudivano per l’esito delle presidenziali. L’esercito degli spin doctor di entrambe le fazioni, attivissimi alla Camera, per affossare i reciproci rivali interni. E dopo i portavoce, oggi, ecco che scendono in campo gli esperti digitali. La versione di Raffa viene smentita da uno studio sui social che in questo momento sta circolando nelle chat dei contiani. Open è entrata in possesso della digital analysis, che individua in 719 gli account originali che hanno condiviso l’hashtag #DiMaioOut, per un totale di 1.891 contributor e una media di 2,85 tweet per account.

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