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Nuova Zelanda, la polizia sgombera con la forza i camionisti del Freedom Convoy – Il video

I manifestanti erano accampati intorno al parlamento. Gli agenti sono intervenuti

La polizia neozelandese ha arrestato più di 50 persone e ha sgomberato con la forza centinaia di manifestanti accampati fuori dal palazzo del parlamento negli ultimi tre giorni per protestare contro l’obbligatorietà del vaccino anti-Covid e le restrizioni per combattere l’emergenza sanitaria. Ispirandosi alle manifestazioni dei camionisti in Canada, centinaia di neozelandesi hanno bloccato le strade vicino al parlamento nella capitale Wellington con camion, camper, auto e moto. I manifestanti del “convoglio per la libertà” sono arrivati ​​martedì da tutta la Nuova Zelanda e si sono radunati davanti al palazzo del parlamento, chiamato Beehive. Sono rimasti accampati sul prato anche di notte. Gli arresti sono scattati a fronte di una situazione sempre più tesa, dopo che lo speaker del parlamento Trevor Mallard ha ordinato la rimozione delle tende dai prati, secondo la ricostruzione del New Zealand Herald.


Le immagini diffuse dai media, a cominciare da Reuters, vedono gli agenti portare via molti manifestanti con la forza e usare altoparlanti per avvertirli di smontare le tende. Anche una donna nuda, tirata per i capelli. Al momento ci dovrebbero essere ancora un migliaio di persone accampate, dopo un confronto con la polizia, mentre i manifestanti suonavano tamburi e urlavano insulti. Sarebbero state lanciate anche bottiglie di plastica vuote contro la polizia. La folla ha iniziato a spingere contro le barriere, e gli agenti hanno tirato fuori dei manifestanti e li hanno fatti cadere a terra, racconta un testimone a Reuters. Dozzine sono stati ammanettati e portati via tra le grida di «Vergogna!» dalla folla.


La lotta al virus

Negli ultimi due anni, per combattere la pandemia di Coronavirus, la Nuova Zelanda ha messo in campo severe restrizioni, riuscendo a mantenere il numero dei contagi e delle morti limitato rispetto a quello di molte nazioni comparabili. Con cinque milioni di abitanti, ha riportato poco più di 18mila casi confermati e 53 decessi dall’inizio della pandemia. Ma le restrizioni hanno portato anche importanti conseguenze in chi ha affrontato l’isolamento e le rigide regole di distanziamento sociale. Con i confini ancora chiusi, decine di migliaia di neozelandesi espatriati sono lontani dalle famiglie mentre le imprese turistiche stanno lottando per rimanere a galla.

La prima ministra Jacinda Ardern ha detto ai manifestanti di «andare avanti», spiegando che le proteste non sono un riflesso di quanto invece pensa la maggioranza delle persone nel Paese. «Tutti noi vogliamo davvero andare avanti. Stiamo lavorando sodo per metterci nella migliore posizione possibile per farlo», spiega Ardern ai media in occasione di una visita a un centro di vaccinazione ad Auckland. Ardern ha riconosciuto che ogni neozelandese ha il diritto di protestare, ma ha affermato che ciò non dovrebbe avere un effetto sulla vita degli altri. Lo sgombero dei manifestanti è una questione operativa per la polizia, dice. «Vogliamo riavere la nostra libertà», dicono i manifestanti, che promettono di non andare da nessuna parte. Jacinda Ardern «ci ha voltato le spalle. Stiamo perdendo il lavoro e la vita a causa di queste restrizioni». Ora, spiegano dalla polizia, le persone arrestate dovranno rispondere dell’accusa di violazione di domicilio e ostruzione. Le autorità hanno anche fatto appello ai proprietari o ai conducenti di veicoli che bloccano le strade che circondano i terreni del parlamento per rimuoverli.

In copertina Twitter/Nicola Willis

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