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Superbonus, arriva il “Bollino anti truffa”. Un buco nero di 4 miliardi: chi si è arricchito tra insospettabili e criminali

Da Nord a Sud, complice l’iniziale assenza di verifiche prevista, una serie di inchieste ha scoperto come organizzazioni criminali e delinquenti comuni sono riusciti a frodare lo Stato. Il governo prova a correre ai ripari

«Cessione del credito»: è così – ricostruisce Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera – che organizzazioni criminali, delinquenti semplici, colletti bianchi, commercialisti e avvocati, sono riusciti a far scomparire 4 miliardi e 400 milioni di euro dalle casse dello Stato. «Le cessioni comunicate attraverso la piattaforma telematica sono state pari a 4,8 milioni per un controvalore di 38,4 miliardi» al 31 dicembre, dice il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. Sul Corriere si racconta il caso di un 37enne, ospite di una comunità per tossicodipendenti: disoccupato, senza avere nulla intestato e senza aver mai presentato la dichiarazione dei redditi. L’anno scorso però «ha aperto una partita Iva come procacciatore d’affari e ha tentato di cedere a un intermediario finanziario oltre 400 mila euro di crediti fittizi, poi venduti a una società di costruzioni». Soldi incassati e finiti su un conto corrente sloveno.


Come è stato possibile

Una norma del decreto Rilancio nel 2020 non pone nessuna restrizione alla possibilità di cedere i bonus edilizi. In questo modo quindi è stato “semplice” falsificare le pratiche, o utilizzare «prestanome» per incassare i soldi attraverso Poste Italiane e altri istituti di credito. «La procedura è semplice e immediata, non è necessario fornire alcuna documentazione a supporto della richiesta. Effettuata la richiesta di cessione del credito a Poste Italiane, affinché questa vada a buon fine è necessario comunicarlo ad Agenzia delle Entrate. In caso di esito positivo, il prezzo della cessione verrà accreditato direttamente sul tuo Conto Corrente BancoPosta», si legge nel depliant di istruzioni di Poste. Quindi non è scattata alcuna verifica preventiva e l’accredito è partito per migliaia di persone.


Le truffe

A fine gennaio la Guardia di Finanza ha sgominato, anche grazie all’utilizzo delle intercettazioni, un’organizzazione che da Rimini a tutta Italia ha realizzato frodi per circa 300 milioni di euro falsificando i vari bonus edilizi, si legge ancora sul Corriere. Attraverso la creazione di false società, facevano finta di realizzare lavori di edilizia. L’unica cosa che facevano, invece, era incassare i soldi sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate accedendo ai cassetti fiscali. Per poi acquistare criptovalute e lingotti d’oro e spostare i fondi a Madeira, Cipro e Malta. E nascondere gioielli e cash in botole e intercapedini. «Lo Stato italiano è pazzesco», dicono gli indagati trionfanti. «Ne ho già 16 sui due cassetti. Nostri, non dipendono da nessuno, sono i miei, non devo chiedere il favore a nessuno di venderli, di accreditare, di fare. Li ho generati, poi ti spiego come ho fatto… come abbiamo fatto con il commercialista, sono stato quattro mesi dietro e ce l’ho fatta», dice un imprenditore. «Bisogna stare attenti, bisogna avere persone fidate, persone anziane…».

Attraverso dei prestanome acquistavano case, quote di altre società, ristoranti. Un’altra inchiesta, della procura di Napoli, è partita dalla scoperta di un consorzio di 21 imprese con un solo dipendente per arrivare a registrare un raggiro da 100 milioni di euro. E poi ci sono le denunce di alcuni cittadini che raccontano di avere dato seguito a un annuncio su Facebook di una ditta che, per la ristrutturazione degli edifici, assicurava costi concorrenziali e la semplicità delle procedure. «Tramite annuncio su Facebook i denuncianti contattavano il consorzio Sgarbi per effettuare lavori nelle proprie abitazioni essendo titolari di porzione di villetta bifamiliare, usufruendo dell’eco bonus 110%», si legge nelle denunce. «Dopo diversi solleciti da parte dei contribuenti, il titolare del consorzio chiedeva loro di inviare firmato il documento di impegno per la presentazione telematica. Soltanto dopo essere stati convocati presso questo comando scoprivano che, nonostante nessun lavoro fosse mai stato svolto né alcuna fattura presentata, l’Agenzia delle Entrate aveva già accettato la cessione del loro credito». Non solo: i clienti del consorzio sono stati costretti a «sanare» la propria posizione, affinché non risultasse che avevano già usufruito dei bonus.

Un’altra inchiesta partita da Roma e realizzata con i magistrati pugliesi ha portato alla scoperta di decine di finte aziende. «Sono state individuate due società, gestite dalle medesime persone, che attraverso un meccanismo circolare di fatture false e comunicazioni di cessioni crediti hanno generato operazioni per centinaia di milioni di euro. Sostanzialmente le due società si sono fatturate a vicenda circa 500 milioni di euro ciascuna, in pochi mesi, per anticipi lavori mai effettivamente realizzati. Queste operazioni hanno generato indebiti crediti di imposta, poi monetizzati presso intermediari finanziari e soggetti grandi contribuenti». E così tutti i residenti di un paese in provincia di Foggia hanno incassato il credito, così come diversi nuclei famigliari nella Capitale. Ecco come: «Cessione dei crediti a persone fisiche compiacenti, perlopiù nullatenenti e tutte residenti nel medesimo paese o facenti parte del medesimo gruppo familiare, che hanno poi incassato il controvalore del credito da un intermediario finanziario. Utilizzo di una società di consulenza con operatività limitata, senza dipendenti e amministrata da un’imprenditrice agricola che, improvvisamente, acquista e rivende a un grosso intermediario finanziario 80 milioni di euro di crediti».

Il bollino anti-truffa

Il governo è quindi al lavoro coni suoi tecnici per quei «correttivi» anti-frode di cui ha parlato anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, in una conferenza stampa insieme al ministro dell’Economia, Daniele Franco. Dovrebbero vedere la luce con un emendamento al decreto Milleproroghe la prossima settimana. Poste italiane e Cassa depositi e prestiti, ovvero le principali piattaforme di acquisto dei crediti, hanno già fatto sapere che, con quei correttivi, ricominceranno ad accettare la cessione dei crediti d’imposta. Le imprese edili, si legge ancora sul Corriere, restano dubbiose: denunciano lo stop ai lavori, dopo il varo del decreto Sostegni ter che ha imposto il limite di una sola operazione di cessione del bonus e in seguito alle tante inchieste che hanno scoperchiato la cifra di 4,4 miliardi di euro in truffe con il sequestro preventivo di 2,3 miliardi di crediti ceduti (e per 1,5 miliardi già incassati). Soldi a cui, si diceva, non corrispondeva alcun lavoro e nessun cantiere.

Il governo punta sulle norme previste con la legge di Bilancio 2022: controlli preventivi attivabili da parte dell’Agenzia delle Entrate e l’utilizzo di un bollino anti-frode, un visto di conformità e dell’asseverazione di congruità dei prezzi anche ai bonus diversi dal Superbonus 110%, visto che le truffe sono state scoperte soprattutto per il bonus facciate e l’ecobonus. Con i nuovi correttivi verrà ridata la possibilità di cedere il credito più volte, fino a un massimo di due o tre e solo a banche o intermediari finanziari vigilati dalla Banca d’Italia. Verrà poi introdotto un codice identificativo di ogni operazione di cessione affinché sia possibile risalire al primo titolare del credito e quindi alla documentazione dei lavori. Verranno poi riaperti i termini di utilizzazione dei crediti sottoposti dalla magistratura a sequestro preventivo. Istituti di credito e intermediari che hanno crediti sequestrati in questo modo non li perderanno, se il dissequestro avviene dopo la scadenza dei normali termini per usarli.

E per i soldi confiscati alla fine del processo? Rappresenterebbero per Poste, Cdp e gli altri intermediari ingenti perdite di bilancio. Il nodo non è sciolto. Così come non trovano al momento risposta le proteste dei costruttori, che temono che il decreto in uscita dal ministero della Transizione ecologica preveda nuovi prezziari dell’asseverazione di congruità non adeguati di fronte all’inflazione che si sta abbattendo sul comparto e che chiedono di nuovo la possibilità della cessione multipla del credito anche tra privati, magari con una stretta sui controlli. Aspetti su cui il governo non vorrebbe chiedere, dopo che la Guardia di Finanza in audizione in Parlamento ha chiesto che i correttivi ci siano «perimetrando adeguatamente il numero di cessioni e il profilo dei cessionari», in modo da «minimizzare il rischio di condotte di frode e di riciclaggio e rafforzare la tutela delle imprese oneste e la crescita economica del Paese».

L’emendamento nel decreto Milleproroghe

O domani, o al più tardi martedì. Secondo l’agenzia stampa Ansa, sono questi i termini entro cui Fabio Melilli (Pd), presidente della Comissione Bilancio della Camera, e le relatrici del decreto Milleproroghe dovrebbero introdurre un emendamento per correggere il Superbonus. Ad essere attesa in particolare è la norma sulla cedibilità dei crediti. A spiegarlo è anche Iunio Valerio Romano, capogruppo del M5s alla Commissione Lavoro del Senato: «Contro le frodi legate ai bonus edilizi, per assicurare la sicurezza nei luoghi di lavoro e tutelare lavoratori e imprese sane abbiamo presentato un emendamento al decreto Sostegni ter. Nello specifico, si prevede che le aziende che accedono a benefici pubblici dimostrino adeguata professionalità e comprovata organizzazione, nonché il rispetto dei contratti di lavoro attraverso un’attestazione Soa. Come ha ricordato oggi Gabriele Buia, dell’Ance, è fondamentale effettuare dei controlli sulle imprese. Sappiamo che le frodi legate al Superbonus sono una piccola percentuale, per questo è importante intervenire su tutti i bonus edilizi per garantire, da un lato, il rispetto della legalità e dall’altro i diritti dei lavoratori».

In copertina ANSA/JESSICA PASQUALON | Impalcature montate sulle facciate di palazzi in ristrutturazione, Torino, 21 ottobre 2021.

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