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Fitoussi spiega cosa rischia l’Europa con la guerra in Ucraina: «Il no al nucleare un regalo a Putin»

L’economista: l’Unione avrebbe dovuto investire sulle energie alternative per non dipendere da Mosca. I conti pubblici e le riforme mancate

Secondo il professor Jean Paul Fitoussi, economista e docente alla Luiss Carli e a Sciences Po, l’Europa rischia molto dalla possibile guerra della Russia all’Ucraina. L’Unione rischia di pagare il conto più salato: «Mosca avrà ancora più potere sul gas . Ogni Paese ha giocato da solo, e si è fatto ingannare, a parte la Francia: è tornata a puntare sul nucleare che le consente una grande autonomia». Secondo Fitoussi «l’Europa avrebbe dovuto mettere in campo un grandissimo piano di investimenti per studiare le nuove energie pulite. Non l’ha fatto». E in questo contesto l’Italia è il vaso di coccio tra vasi di ferro: «Ha rinunciato al nucleare nel momento sbagliato, privandosi di una fonte di energia che ridurrebbe le emissioni e la dipendenza dagli altri Stati. La Ceca ha fatto un grande lavoro sull’acciaio e il carbone. Ma la Commissione Europea non è riuscita a perseguire un interesse comune sull’energia. I governi sono sempre più lontani, e la distanza su questioni fondamentali cresce sempre più».


L’Italia infatti rischia un’escalation dei prezzi delle materie prime. In particolare sul grano, visto che l’ Ucraina oltre ad avere una riserva energetica per il gas ha un ruolo importante anche sul fronte agricolo con la produzione di circa 36 milioni di tonnellate di mais per l’alimentazione animale (quinto posto nel mondo) e 25 milioni di tonnellate di grano tenero per la produzione del pane (settimo posto al mondo). Sull’irrigidimento dei paesi del Nord riguardo la proposta di cambiare il patto di stabilità Fitoussi è costretto a ripetersi: «I conti pubblici sono una parte minore della ricchezza di un Paese: se per ridurre il debito pubblico ammazzo l’economia perdo molto più di quanto possa guadagnarci. Lo abbiamo già fatto, in occasione della crisi del debito sovrano.


Quale fu il risultato? La disoccupazione è aumentata, abbiamo bruciato capitale umano, la fiducia è svanita. Ci sono state migliaia di imprese chiuse e abbiamo lasciato che l’ambiente si degradasse ancora di più. Bisognerebbe avere una visione complessiva del problema». A Bruxelles oggi c’è però una nuova generazione di leader rispetto a quei tempi. Ma Fitoussi non sembra granché ottimista: «Ogni volta abbiamo questa speranza. C’è stato un momento in cui i grandi Paesi europei hanno avuto governi socialisti: non è successo niente».

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