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Così lo smart working serve ad aggirare l’obbligo di Super Green pass sul lavoro: «Presto i controlli»

Nel giorno del debutto in molti sono rimasti a casa a lavorare. Ovvero in smart working. Ma il governo promette controlli

Nel giorno del suo debutto il Super Green pass obbligatorio sul lavoro non ha creato particolari problemi. Un po’ perché molti si sono vaccinati per la paura di restare senza stipendio. Un po’ perché la grande contagiosità di Omicron ha avuto l’effetto collaterale di aumentare i Green pass da malattia tra i non vaccinati. E infine perché c’è chi ha deciso di cavarsela restando a casa, sì, ma contemporaneamente lavorando. Ovvero in smart working. Anche perché i numeri sono più piccoli del previsto. Attualmente i non vaccinati tra i 50 ed i 69 anni in età lavorativa, sono un milione. Non considerando gli esentati per motivi di salute, i disoccupati ed i pensionati si possono stimare in circa 500 mila gli italiani toccati dalla misura.


Cosa succede con il lavoro agile

Intanto però La Stampa segnala il fenomeno dell’aumento dello smart working per aggirare il Green pass obbligatorio sul lavoro. Nato da un ragionamento che parte dalle pieghe delle regole in vigore. Attualmente infatti il datore di lavoro può sostituire il lavoratore No vax sospeso per il tempo necessario. Ma l’impiegato può fare ritorno al suo posto di lavoro 15 giorni dopo la somministrazione del vaccino. E nel frattempo all’imprenditore forse non conviene, per lo meno in alcuni settori come nei servizi, cercare un sostituto per una decina di giorni o fino al 31 marzo. E quindi molti imprenditori hanno lasciato i loro dipendenti in smart working, senza controllare se fossero muniti o no di certificato.


E se nel privato ha prevalso lo smart working, anche nel pubblico non si sono registrati particolari problema. A Milano l’amministrazione ha fatto sapere che il numero di dipendenti senza pass non influenza l’andamento dei servizi che sono regolari. Neanche nel Lazio sono stati segnalati disagi per l’assenza di lavoratori. Anche sul fronte delle grandi aziende poche segnalazioni. Alla Stellantis di Pomigliano D’arco nessun problema: le tute blu sono entrate tranquillamente e dai controlli a campione nessuno è stato trovato senza il pass rafforzato. Una situazione che secondo l’azienda si è ripetuta in tutti gli stabilimenti dove solo poche decine non sono ancora vaccinati.

Green pass, come si aggira l’obbligo

In ogni caso la questione dello smart working è un modo per aggirare l’obbligo di Green pass sul lavoro. Tanto che ieri il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha ricordato che il Green pass è obbligatorio sul lavoro anche per chi fa lavoro agile, oltre all’esistenza dell’obbligo vaccinale per gli over 50 tra cui, appunto, almeno mezzo milione è attualmente al lavoro. Ma c’è un problema evidente: «I controlli sono un’operazione più complicata rispetto alle verifiche sui luoghi di lavoro ma non escludo che ci possano essere. Ad oggi a chi non si vaccina sono precluse anche altre attività, come i trasporti, i ristoranti o i cinema. Quindi c’è anche un altro modo per controllare chi non è vaccinato», ha spiegato Costa.

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