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Di Pietro amaro sui 30 anni di Tangentopoli: «Non è un giorno di festa: è solo cambiato che oggi c’è desolazione»

Dopo Tangentopoli, Di Pietro è entrato in politica. Nel 1998 ha fondato Italia dei Valori. È stato senatore, deputato e per due volte ministro della Repubblica

Antonio Di Pietro, il magistrato più popolare durante la stagione di Mani Pulite dal 1992, quando faceva parte del pool della procura di Milano, ha affidato a Facebook un bilancio 30 anni dopo l’arresto di Mario Chiesa, il presidente del Pio Albergo Trivulzio che ha dato inizio a tutta la saga giudiziaria. Le sue parole che non lasciano spazio a troppi festeggiamenti: «Non è un giorno di festa 30 anni dopo. Sono 30 anni passati ma mi pare che aprendo il giornale ogni mattina sia tutto uguale a prima. Prima di andarmene vorrei mettere tutto in Rete affinché qualcuno un giorno possa leggere, per vedere quella diversa verità rispetto a quel che è stato raccontato». Ricordando gli inizi della serie di processi poi ribattezzata Tangentopoli, Di Pietro ha spiegato: «Ci volevano fermare. Si sono messi in azione appena hanno capito che stavamo per arrivare ai piani alti del potere. Mani pulite è stata fermata, anche perché mentre stavamo indagando sui bauscia del Nord, siamo andati a toccare quelli che avevano contatti con la mafia al Sud…».


Infine un giudizio sulla Seconda Repubblica, la formula con cui gli storici definiscono il nuovo corso politico iniziato dopo il crollo della Democrazia Cristiana: «Dalla fine della Prima Repubblica sarebbero dovute emergere nuove idee e persone che le portassero avanti. Invece da quell’inchiesta è nato un grande vuoto e sono comparsi personaggi rimasti sulla scena politica più per se stessi che per altro. Penso a Berlusconi, a Bossi, a Salvini, a Renzi». Classe 1950, dopo Tangentopoli Di Pietro ha scelto di entrare in politica e nel 1998 ha fondato l’Italia dei Valori. È rimasto in Parlamento per tre legislature, prima come Senatore dal 1997 al 2001 e poi come deputato. Un arco temporale in cui ha ricoperto anche l’incarico di ministro dei lavori pubblici (meno di un anno) e quello di ministro delle Infrastrutture, sempre in governi guidati da Romano Prodi. Dal 2014 ha lasciato Italia dei Valori.


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