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Londra, la truffa delle banche italiane “clonate”: le finte società con furto d’identità a manager e banchieri

Al centro di tutto ciò c’è l’ottenimento del “certificato di costituzione”, che serve per aprire conti bancari o sottoscrivere contratti

L’amministratore delegato di Intesa San Paolo Carlo Messina iscritto come azionista di una società che si chiama Japan Capital Group Ltd. Insieme a Stefano Firpo, che è capo di gabinetto del ministro Vittorio Colao. E a due cittadini, rispettivamente ucraino e sloveno, che amministra società che hanno nomi uguali a banche esistenti e con lo stesso indirizzo a Londra. Naturalmente è tutto un falso. Il Sole 24 Ore oggi racconta di una grande truffa con furti d’identità annessi con al centro le banche italiane. Decine di istituti di credito o simili sono stati “clonati” attraverso finte società dai nomi identici o simili a quelli reali. Le identità di manager e banchieri sono state rubate proprio per dare la massima credibilità alla truffa. Il quotidiano spiega che tra le banche nel mirino dei presunti truffatori ci sono anche la Banca Nazionale del Lavoro, la Cassa Lombarda, il Credito Emiliano, una serie di casse di risparmio locali, e in passato Intesa SanPaolo, Unicredit, Cassa di Compensazione e Garanzia (oggi Euronext Clearing), Monte Titoli e Assicurazioni Generali. L’ultima è un’imitazione della Banca Nazionale del Lavoro che ha tra gli azionisti due cittadini del Bangladesh ma anche un italiano. Al centro di tutto ciò c’è l’ottenimento del “certificato di costituzione”, che serve per aprire conti bancari o sottoscrivere contratti. E il quotidiano nota che tutte le date di nascita dei manager o dei banchieri che sono stati citati a loro insaputa nei documenti sono sbagliate. Intesa ha denunciato tutto e ha ottenuto il 14 settembre scorso che il suo clone cambiasse nome. La stessa cosa ha fatto Unicredit.


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