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Caso Open, anche il Senato contro i pm di Firenze: passa il voto a favore di Renzi. Contrario solo il M5s e Leu

Il centrodestra ha votato compatto a favore del senatore di Italia Viva citando, nelle dichiarazioni di voto, anche i casi Berlusconi e Salvini

167 sì, 76 no e zero astenuti. Il Senato ha votato a favore del conflitto di attribuzione contro i magistrati di Firenze sul caso della fondazione Open, che vede coinvolto l’ex segretario del Pd e attuale leader di Italia viva, Matteo Renzi. Un risultato ampiamente prevedibile considerate le dichiarazioni di voto espresse pochi minuti fa in Senato. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno votato compatti a favore dell’ex premier (che, in Aula, ha attaccato i pm di Firenze). «Non si può sequestrare la corrispondenza di un parlamentare senza l’autorizzazione dell’Aula a cui appartiene», ha tuonato Alberto Balboni di Fratelli d’Italia. Gli equilibri dell’asse giallorosso tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, dunque, rischiano di cambiare dopo il voto di oggi. L’ufficio di presidenza del Gruppo dem, in mattinata, aveva annunciato che il Pd avrebbe votato a favore del conflitto di attribuzione, dopo essersi precedentemente astenuto in Giunta assieme ai pentastellati. Ma diversamente dal voto in Giunta, il leader del M5s Giuseppe Conte aveva assicurato che il Movimento Cinque Stelle avrebbe «votato contro, ma non contro Renzi, ma perché difendiamo valori e principi del M5s».


Il voto in Giunta

Lo scorso dicembre, la Giunta delle Elezioni e delle Immunità parlamentari aveva infatti dato il via libera alla relazione sul conflitto di attribuzione alla Corte costituzionale contro i magistrati fiorentini della senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena, approvata con 14 voti favorevoli (tra cui quelli della Lega e di Fratelli d’Italia) e 2 contrari, quello dell’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, e del senatore del Misto ed ex M5s, Gregorio De Falco. Ai pm di Firenze viene contestato l’inserimento nel fascicolo dell’inchiesta sulla fondazione Open di alcuni messaggi privati risalenti al giugno 2018, quando Renzi era già senatore della Repubblica, senza però richiesta formale d’autorizzazione al Senato.


Verso l’udienza preliminare del 4 aprile

Il pronunciamento della Corte, secondo i legali della difesa degli indagati, potrebbe avere un impatto sull’intera vicenda giudiziaria nell’inchiesta sulla fondazione Open. Un ente mediante cui, secondo le accuse dei giudici di Firenze, sarebbero transitati fondi irregolari per finanziare le attività politiche e comunicative del senatore Renzi. In qualsiasi caso, il prossimo 4 aprile si aprirà a Firenze l’udienza preliminare in cui si decidere sul rinvio a giudizio degli undici imputati, tra cui oltre a Matteo Renzi, figurano tra gli altri anche i parlamentari Maria Elena Boschi e Luca Lotti, e gli imprenditori Marco Carrai, Alberto Bianchi e Patrizio Donnini.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

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