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«Scusi lei spaccia?», la citofonata di Salvini a Bologna finisce archiviata: per il Gip non era diffamazione – Il video

Si chiude la vicenda giudiziaria sul caso che scatenò diverse polemiche alla fine delle Regionali 2020

Finisce archiviata l’indagine sulla «citofonata» che Matteo Salvini aveva fatto a una famiglia del quartiere Pilastro di Bologna il 21 gennaio 2020. La giudice per le indagini preliminari ha deciso infatti di archiviare l’indagine per diffamazione a carico del leader della Lega per quel gesto avvenuto durante la campagna elettorale per le Regionali, a pochi giorni dal voto che portò poi alla vittoria in Emilia-Romagna di Stefano Bonaccini. La Gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero, come sottolinea l’avvocata che difendeva Salvini, Claudia Eccher, secondo la quale la Gip: «ha valorizzato la nostra argomentazione difensiva sulla causale politica della condotta». Con il fascicolo di Salvini è stato archiviato anche quello di Anna Rita Biagini, che accompagnava il segretario legista nella passeggiata elettorale nel quartiere alla periferia di Bologna. In quell’occasione, Salvini andò a citofonare a casa di una famiglia chiedendo loro se in quella casa vivessero degli spacciatori. I genitori del ragazzino che rispose al citofono, all’epoca minorenne, presentarono querela. Poi, attraverso l’avvocato Filomena Chiarelli, si erano opposti alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura.


Le motivazioni

Secondo la legale Eccher, la gip avrebbe riconosciuto che «nella dinamica dei fatti e dagli atti del processo l’intenzione di entrambi era quella di porre in essere un’azione polemica e provocatoria, ma non di rivolgere un attacco personale ai membri della famiglia». Non solo, la giudice avrebbe individuato anche un interesse pubblico della notizia cercata da Salvini: l’obiettivo suo e di Biagini era di «mettere in luce problematiche e degrado del quartiere, perlopiù causato dall’attività di spaccio di droga». L’intervento degli indagati fu dunque mosso da motivi politici e «volto a supportare quella parte di popolazione che aveva mostrato insofferenza verso gli episodi di criminalità del quartiere, nonché a mostrare come la lotta a tali fenomeni sarebbe stata in cima all’agenda politica qualora il partito di Salvini avesse vinto le elezioni regionali».


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