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Ucraina, Johnson: «Un nostro intervento militare? No, le conseguenze sarebbero imprevedibili»

Il primo ministro britannico: «Non c’è un solo Paese occidentale disposto all’impegno militare in Ucraina»

L’Occidente sta facendo passi da gigante ed è molto unito. Ma un intervento militare in Ucraina da parte di soldati britannici, italiani, tedeschi, è lontanissimo. Parola di Boris Johnson, primo ministro del Regno Unito, in un’intervista rilasciata a la Repubblica e ad altri giornali europei. Per Johnson «le conseguenze di uno scontro diretto con la Russia sarebbero incontrollabili, imprevedibili. Lei parla di linee rosse: ma dobbiamo avere un limite alla nostra azione. Il che non significa non aiutare gli ucraini. Anzi, li salveremo. Ma non c’è un solo Paese occidentale disposto all’impegno militare in Ucraina». Per Johnson anche smettere di comprare gas dalla Russia «è estremamente complicato. Il Regno Unito, che ha una esposizione energetica minore verso Mosca, non vuole fare prediche agli altri. Ma serve una strategia collettiva europea sull’energia, per ridurre la dipendenza dalla Russia, e aumentare le rinnovabili. Sarà una transizione difficile e costosa, anche per i cittadini purtroppo. Ma in ogni disastro, c’è sempre un’opportunità».


Mentre l’Occidente non può porsi l’obiettivo di far cadere Putin: «Questa non è una guerra dei russi contro l’Occidente. Dobbiamo concentrarci a proteggere il popolo ucraino. Non bisogna andare oltre. Non dobbiamo in alcun modo provare ad accorciare la vita politica di qualcuno a Mosca. Sarebbe controproducente per gli ucraini». Ma lo Zar è un criminale di guerra: «C’è una profonda analogia tra il comportamento di Putin e quello di Slobodan Milosevic in Serbia negli anni 90. Entrambi al potere per molto tempo, sempre più autocratici, con una causa nazionalista per cementare la loro posizione. È questo l’incubo che ora abbiamo davanti. Ma sta alla Corte trovare le prove di munizioni illegali, cluster bomb, bombe termobariche».


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