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La storia di Kirill, 18 mesi, morto durante i bombardamenti di Mariupol

Un reporter dell’Associated Press, Evgenyi Maloletka, ha ripreso la scena nel racconto fotografico: un uomo corre dentro un ospedale con un piccolo fagotto insanguinato tra le braccia. Dietro di lui una donna con la maglietta grigia macchiata di sangue all’altezza del petto quasi lo insegue

Il piccolo Kirill, 18 mesi, è morto nei bombardamenti russi su Mariupol, la città in trappola nel sudest del Paese. Un reporter dell’Associated Press, Evgenyi Maloletka, ha ripreso la scena nel racconto fotografico: un uomo corre dentro un ospedale con un piccolo fagotto insanguinato tra le braccia. Dietro di lui una donna con la maglietta grigia macchiata di sangue all’altezza del petto quasi lo insegue. Un soccorritore in tuta arancione si toglie dalla strada per non rallentare la loro corsa, un altro li guarda impotente. Nel corridoio la sagoma di un militare, arma ed elmetto. I due si chiamano Fedor e Marina Yatsko. Quando Kirill finisce finalmente nel letto dell’ospedale i medici cercano di visitarlo con la luce dei telefonini perché nel nosocomio non c’è più elettricità. Si vede il sangue che macchia la coperta celeste che lo avvolge. Poi i dottori alzano il viso dal lettino perché capiscono che non c’è più niente da fare. l personale dell’ospedale li circonda senza parole, ma non ha nemmeno il tempo di riprendersi: arriverà presto la prossima emergenza.


A centinaia di chilometri di distanza, racconta l’agenzia di stampa Ansa, un altro bambino, 11 anni, si è salvato ieri. Per farlo è dovuto arrivare da solo alla frontiera slovacca. La madre lo ha fatto salire su un treno verso la salvezza a Zaporizhzhia, assediata dalle forze russe, Lei è dovuta rimanere per occuparsi della nonna disabile. Il piccolo aveva con sé solo una busta di plastica, un passaporto e un numero di telefono scritto a penna sul dorso di una mano. I volontari slovacchi, dopo averlo rifocillato, hanno chiamato quel numero e dei parenti del bambino sono venuti a prenderlo. Ora è in salvo a Bratislava, ma lontano dalla sua famiglia. Intanto in un Paese dove le vittime si contano a decine ogni giorno e la morsa dei russi non accenna a rallentare, molti ucraini continuano a sfidare la guerra e la morte guardando la vita negli occhi. Quasi 4.000 coppie si sono sposate dal giorno dell’attacco, il 24 febbraio, e più di 4.311 neonati hanno visto la luce nelle città assediate.


Foto: Evgenyi Maloletka/AP

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