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David Rossi, l’ex ad di Mps: «Quel suo “Help” mi rimbomba in testa da 9 anni. Temeva l’arresto e la perdita del lavoro»

Ascoltato dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’ex capo della comunicazione di Mps, Fabrizio Viola ha ripercorso il periodo in cui ha lavorato con Rossi fino alla sua scomparsa

«Mi sento di dire di no, non fu omicidio». Questo uno dei passaggi più rilevanti dell’audizione dell’ex amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Fabrizio Viola, ascoltato dai commissari che gli hanno chiesto, in modo diretto, se secondo lui David Rossi potesse essere stato ucciso o meno. Viola ha dunque espresso il suo giudizio in merito alla vicenda e ha detto di considerare «abbastanza improbabile che qualcuno riesca ad entrare in banca e possa fare quello che ha fatto». «Peraltro ex post – ha spiegato l’ex ad di Mps -associo il disagio di David a quello che è successo e Rossi era sicuramente sotto stress. Ma lo stress che ho patito io negli ultimi due anni, mi sia consentito, non è nemmeno paragonabile». Un’ampia parentesi è stata poi dedicata alla famosa mail trovata dopo la morte di Rossi: «Mi rimbombano in testa, le parole scritte in quella e-mail, ma anche tutto ciò che c’è stato intorno. Questa tragedia, insieme a tanti altri problemi, è quella che più mi ha colpito dal punto di vista umano e che ancora oggi mi crea turbamento», ha confidato Viola ai commissari.


Quella e-mail, nota come una richiesta di aiuto, «ce l’ho stampata nella testa da nove anni, quelle parole mi rimbombano in testa ancora, mi sono sforzato più volte a capire cosa era successo». Viola ha poi spiegato ancora una volta che la sua casella di posta elettronica era accessibile «al capo della segreteria Fanti e alla signora Pieraccini. Per quello che mi consta sapevo che la mia mail era solo a loro disposizione e quindi sono andato via relativamente tranquillo per tre giorni di vacanza a Dubai». L’ex amministratore delegato ha inoltre parlato di quelli che, a suo vedere, erano i timori manifestati da Rossi. «Dopo la perquisizione, le sue preoccupazioni principali erano la perdita di lavoro e l’arresto».


«Sull’arresto – ha spiegato – l’avevamo messa anche sul ridere. Lui mi diceva la famosa frase» dei carcerati “Mi porterai le famose arance”. E io gli dicevo non ti voglio sminuire, ma dai le giuste dimensioni alle cose che succedono». «Gli dicevo – ha proseguito a raccontare l’ex ad -“Tu sei capo della comunicazione per quanto tu possa aver saputo, faccio fatica a pensare che tu abbia potuto compiere degli ipotetici reati. Non eri il capo del bilancio”». «Per quanto riguarda il posto di lavoro – ha raccontato Viola – credo di avergli dato più volte rassicurazioni sul fatto che questa era una cosa fuori dai nostri radar. Primo perché più volte gli ho ricordato l’apprezzamento mio e del presidente Profumo – ha ricordato – secondo perché ho deciso di farlo diventare invitato stabile nel comitato di direzione, luogo delicato dove giravano informazioni molto riservate, e nel programma di coaching. Due segnali di grande fiducia nei suoi confronti», ha concluso.

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