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Russia, lo strappo a metà dei Pink Floyd: via da tutte le piattaforme gli album pubblicati dopo il 1987

Negli ultimi 35 anni la band ha inciso solo tre dischi. Gli altri 12 resteranno disponibili. E su Twitter qualcuno punta il dito contro Roger Waters

Il 26 gennaio Neil Young aveva minacciato di ritirare la sua musica da Spotify se Joe Rogan avesse continuato a pubblicare il suo podcast, trasmissione da milioni di spettatori con marcate tendenze No vax. Dopo di lui la stessa minaccia era arrivata anche da Joni Mitchell. Ora anche i Pink Floyd hanno deciso di seguire questa strada, stavolta in segno di protesta contro la guerra in Ucraina. La band ha annunciato che toglierà la sua musica da tutte le piattaforme in Russia e in Bielorussia. Nello specifico verranno eliminati i lavori dal 1987 e la collezione completa dei brani di David Gilmour. Scelta significativa, anche se dal 1987 a oggi la band ha prodotto solo 3 dei suoi 15 album: A Momentary Lapse of Reason (1987), The Division Bell (1994) e The Endless River (2014). Molti fan si sono chiesti perché la band abbia scelto proprio questa data. Una risposta possibile arriva dai commenti su Twitter sotto la presa di posizione dei Pink Floyd: l’unico componente della band che è stato attivo dall’inizio della storia del gruppo fino alla pubblicazione di A Momentary Lapse of Reason è Roger Waters. Un utente scrive: «C’è una storia su Roger Waters nascosto dietro questa scelta e vorrei scoprirla».


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