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Guerra in Ucraina: dagli assedi alle città all’offensiva sul mare, la strategia di Mosca e cosa possiamo aspettarci

I russi sono da giorni alle porte di Kiev e Mariupol, ma non entrano; gli ucraini non sembrano poter contrattaccare. Bertolotti (Ispi): «Ecco la linea di confine che la Russia potrebbe accettare»

Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio scorso, in molti si sono interrogati sul futuro del conflitto e sull’importanza strategica degli obiettivi colpiti dalla Russia. Nulla è ancora scritto, ma un’analisi di ciò che è accaduto finora offre spunti di rilievo per cercare di capire le ragioni dietro la scelta degli obiettivi e per provare a prevedere come terminerà la guerra. Abbiamo raccolto gli elementi essenziali per provare a capire la situazione, a partire, innanzitutto, da come si sono mossi finora i due eserciti, in particolare quello russo.


I movimenti delle truppe

OPEN | Lo stato dell’invasione il 2 marzo

L’entrata delle truppe russe in Ucraina è avvenuta da quattro fronti: il confine con la Bielorussia, vicino Kiev; quello con la Russia, nei pressi di Kharkiv, la seconda città del paese; dalle repubbliche separatiste del Lugansk e del Donetsk; e dalla Crimea, già occupata dal 2014. L’invasione si è mossa molto velocemente all’inizio, per poi rallentare e stabilizzarsi. Già il 2 marzo le truppe russe erano giunte alle porte di Kiev, Kharkiv e Mariupol e nelle ultime due settimane i territori in mano russa si sono per lo più concentrati intorno a queste città. Osservando la mappa del movimento delle truppe i giorni successivi, si può notare che da allora i russi hanno preso il controllo dell’area a nord della Crimea, lasciando che il fiume Dnepr facesse da confine con l’Ucraina libera. Inoltre, si è consolidato il corridoio lungo il Mar Nero che inglobando almeno parzialmente (finora) Mariupol blocca buona parte dei porti ucraini sul Mar Nero. In questo modo, la Russia si è assicurata la continuità territoriale tra tuti i territori occupati e la madrepatria.


Lo stato dell’invasione l’11 marzo, si può notare il consolidamento delle aree già occupate

E’ importante notare che, nonostante siano ormai accerchiate su più fronti, l’esercito russo non ha preso il controllo di città strategiche come Kiev o Mariupol, ma si è piuttosto mosso in propaggini che si addentrano nel paese verso il fiume Dnepr. Questo si deve, come ha spiegato a Open Claudio Bertolotti, esperto di terrorismo, radicalizzazione e difesa presso l’ISPI, alla difesa che l’Ucraina ha adottato, che ha riparato i centri urbani ma non si è disposta in modo lineare.

Gli atti “terroristici” e la presunta debolezza dell’esercito russo

La guerra in Ucraina è stata finora caratterizzata da un particolare accanimento dell’esercito russo verso i civili. Sono stati bombardati diversi ospedali e abitazioni private, e nemmeno i corridoi umanitari sono stati risparmiati. Azioni di questo tipo sono riuscite a suscitare grande clamore e fanno apparire l’esercito russo particolarmente forte agli occhi dei cittadini ucraini, che hanno abbandonato in massa le città. Una tattica che cerca dunque di fare leva sulla paura diffusa tra i civili per guadagnare terreno mentre sul campo strettamente militare le cose vanno peggio del previsto. Putin ha già schierato 200 mila uomini, 10 mila sono caduti e tra questi anche tre generali, un numero particolarmente alto se relazionato all’entità del conflitto. Secondo Bertolotti, però, sul campo di battaglia, la guerra ha quasi sempre rispettato le aspettative di entrambi i paesi. Nello specifico: «I russi non vedono di buon occhio la guerra totale che scaturirebbe da un’invasione terrestre dei grandi centri abitati, ma preferiscono invece scorare e fiaccare la popolazione ucraina», ha spiegato Bertolotti. Secondo l’analista, la Russia punta a indebolire prima di tutto il governo di Zelensky e la sua credibilità agli occhi del popolo ucraino.

Il confine lungo il Dnepr che potrebbe mettere fine al conflitto

OPEN | Lo scenario più probabile per la fine della guerra

Al momento, la guerra si trova quindi in una situazione di stallo. L’Ucraina probabilmente non lancerà una controffensiva, mentre la Russia non sembra intenzionata a prendere Kiev e Mariupol. Se il quadro dovesse stabilizzarsi, secondo Bertolotti lo scenario più probabile sarebbe la divisione dell’Ucraina lungo la linea di confine tracciata dal fiume Dnepr. Il paese invaso potrebbe ripiegare ad ovest e da lì istituire una difesa lineare, mentre la Russia riuscirebbe ad ottenere un cuscinetto tra che la separi dall’Europa occidentale, magari instaurando un governo filorusso nella porzione di Ucraina occupata. E’ invece da escludersi l’ipotesi di un’invasione totale dell’Ucraina, aggiunge l’analista di ISPI: «Per l’esercito russo potrebbe diventare estremamente faticosa, viste anche le armi da difesa che l’occidente sta inviando ai militari ucraini».

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