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I profughi ucraini accolti negli hotel di Rimini non vogliono andar via. Nelle altre regioni «sistemazioni sporche e infestate da insetti»

Solo in 128 hanno accettato il trasferimento. Molti di loro sono preoccupati per le condizioni in cui versano le altre sistemazioni, dislocate in ben sette regioni, e vorrebbero restare a Rimini dove hanno familiari e amici

Sabato 26 marzo è partita, alle 8 del mattino, l’operazione di trasferimento che avrebbe dovuto portare 400 rifugiati, ospitati negli hotel di Rimini, in ben 7 regioni italiane (si parla di Liguria, Piemonte, Molise, Abruzzo, Marche, Basilicata e Puglia). A prendere questa decisione è stato il ministero dell’Interno per “alleggerire” i territori con più alta concentrazione di donne, bambini e anziani fuggiti dall’Ucraina, assediata dai russi (mentre il governo sta studiando un piano tutto italiano per l’accoglienza). Riviera Sicura e Prefettura di Rimini, tra l’altro, hanno fatto in modo di non separare le famiglie né di trasferire persone con problemi di salute. Il risultato? In 128 hanno accettato il trasferimento, gli altri 700 no spiegando di aver scelto Rimini «per ricongiungimento con familiari o amici». E questo potrebbe diventare il primo di una serie di problemi di collocamento dei rifugiati provenienti dall’Ucraina, attesi in 640 mila.


A spiegare i termini della questione, oggi 28 marzo è Giosuè Salomone, presidente di Riviera Sicura. Nessuno dei rifugiati è arrivato «qui per caso o attirato dall’ospitalità degli hotel». «A Rimini risiede una comunità ucraina (di circa 5 mila persone, ndr) estremamente ampia e quasi tutti hanno un parente o una amica che scappa dalla guerra. Stimiamo, infatti, in almeno 2 mila il numero di rifugiati attualmente ospitati da amici e parenti. Sapevamo già delle resistenze che avremmo trovato e lo avevamo preannunciato alle istituzioni; il risultato era assolutamente scontato fin dalla vigilia», ha aggiunto. «Un’altra caratteristica esclusiva di questa emergenza è data dal probabile breve periodo della permanenza: secondo un’indagine, infatti, oltre il 90 per cento dei rifugiati farà immediatamente ritorno nel proprio paese non appena le condizioni lo consentiranno», ha spiegato.


Perché non vogliono lasciare Rimini

Secondo Salomone, tra l’altro, molte delle soluzioni individuate dal ministero dell’Interno «in varie regioni si sono rivelate del tutto inadeguate o non ancora pronte per l’accoglienza; fin da subito sulle chat Telegram dei rifugiati e su quelle degli albergatori sono giunte immagini e video di sistemazioni precarie, sporche, infestate da insetti, non riscaldate e con evidenti problemi strutturali». Alcune situazioni sarebbero state risolte, altre no. «Si ha notizia di alcune decine di rifugiati che hanno abbandonato gli alloggi assegnati già nelle ore immediatamente successive all’arrivo e nella giornata di domenica», ha dichiarato Salomone. Sempre secondo la denuncia di Riviera Sicura, tra l’altro, le nuove destinazioni per i profughi ucraini sarebbero state individuate direttamente dal ministero dell’Interno ma né loro né la prefettura di Rimini ne conoscevano il nome delle strutture scelte. A Rimini, intanto, numeri alla mano, i profughi accolti gratuitamente dagli albergatori dell’associazione Riviera Sicura sono circa 700 per una spesa complessiva di 150 mila euro in un mese di accoglienza.

Foto in copertina di repertorio da ANSA

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