Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Cosa sappiamo della strage alla stazione di Kramatorsk e del missile Tochka che ha ucciso 52 persone

È stato messo a punto dai russi ed è apparso in Siria e in Yemen. In questa guerra è stato usato a Donetsk. È in dotazione a entrambi gli eserciti. Ma anche dei separatisti russofoni

Ieri mattina alle ore 10,30 circa (le 9,30 in Italia) un missile è piombato sulla stazione di Kramatorsk provocando, secondo le ultime stime, 52 morti e 109 feriti. La deflagrazione è avvenuta sopra la stazione dei treni che erano pieni di civili che stavano aspettando di dirigersi verso Ovest. Il missile recava la scritta in russo «за детей», «per i bambini». Secondo alcuni esperti a colpire sarebbe stato un missile terra-terra Tochka-U, che ha un raggio d’azione di 120 chilometri. Kiev ha sostenuto che l’ordigno fosse un Iskander, che fa parte dell’arsenale russo. Il Tochka è un missile da trasportare su un veicolo apposito. È stato messo a punto dai russi ed è apparso in Siria e in Yemen.


Le due tesi

In questa guerra sono stati già utilizzati il 14 marzo 2022 a Donetsk, quando un missile ha ucciso 20 civili che si trovavano in coda a un bancomat. I russi e gli ucraini si sono rimpallati le responsabilità dell’attacco. Due sono le tesi su quello che è accaduto a Kramatorsk:


  • si tratta di un missile lanciato dagli ucraini e finito fuori controllo: questa è la tesi di Mosca;
  • è stato lanciato dai russi oppure dai loro alleati, come per esempio i separatisti di Shakhtarsk.

Alcune fonti di intelligence italiane interpellate dall’agenzia di stampa Ansa confermano l’uso di un missile Tochka SS 21 Scarab, che i russi avrebbero ritirato dal servizio nel 2020, ma di cui potrebbero avere mantenuto uno stock. Lo stesso tipo di razzi fa parte però anche dell’arsenale ucraino, tanto che proprio ieri sera la Difesa di Mosca ha rivendicato la distruzione di 8 lanciamissili Tochka-U. Una ricostruzione confermata dal direttore della Rivista italiana difesa, Pietro Batacchi. «Il missile – ha spiegato l’esperto all’Ansa – è in dotazione sia alle forze ucraine sia a quelle russe. I russi lo avevano tolto dal servizio qualche anno fa, ma poiché i più moderni Iskander stavano finendo, l’hanno rimesso in servizio e il suo impiego da parte dei russi è stato già documentato in altre occasioni in Ucraina».

Un razzo di epoca sovietica

La Stampa spiega oggi che il Tochka lanciato ieri è la versione aggiornata nel 1989 del sistema missilistico che ne ha aumentato la gittata a 120 chilometri. Ma si tratta di un’arma estremamente imprecisa, con errori che superano i 500 metri. A parte l’uso in Russia e il dispiegamento nella Germania dell’Est, i Tochka-U sono rimasti nell’arsenale delle repubbliche ex sovietiche ma sono in possesso anche dei governi di Corea del Nord, Iran, Siria, Yemen. a, Siria, Yemen. La Russia ha gradualmente sostituito il suo arsenale Tochka con l’Iskander-M, che ha una portata maggiore e può trasportare più di un missile per lanciatore. I missili Tochka sono stati ufficialmente dismessi dalle forze armate russe nel 2020, ma poiché in Ucraina i più moderni Iskander stavano finendo, l’avrebbero rimesso in servizio. Secondo alcune fonti nel missile si trovavano bombe a frammentazione.

Repubblica invece spiega che quando il Tochka colpisce la coda con il propulsore precipita intatta al suolo, permettendo di riconoscerlo. Così è stato nella stazione di Kramatorsk e così è accaduto nelle strade di Donetsk, la capitale della repubblica filorussa: sulla scena del delitto è stata ritrovata la parte finale del missile. Il quotidiano spiega anche che gli ucraini ne hanno cinquecento, ereditati dalla dissoluzione dell’Armata rossa e in piccola parte aggiornati per migliorare la precisione: sono riusciti persino a centrare alcuni aerei sulla pista di Rostov, in territorio russo. E tutti sin dall’inizio della guerra li impiegano spesso: nel Donbass da marzo ne sono stati fotografati parecchi.

Gli indizi sui russi

Adesso che i treni non partono più da Kramatorsk, la popolazione in fuga dall’Est dell’Ucraina sarà evacuata da Slovyansk, altra città orientale, da dove partono i vagoni blu e gialli della società ferroviaria Ukrzaliznytsia. Intanto però non ci sono prove certe per attribuire la responsabilità all’una o all’altra fazione. In compenso i satelliti spia americani che monitorano l’accensione dei missili balistici potrebbero fornirle a breve. Ieri un ufficiale del Pentagono ha attribuito la responsabilità ai russi. Di sicuro, ricorda ancora Repubblica, Mosca ne ha lanciati nel 1999 un centinaio sulla Cecenia per piegare la resistenza di Grozny. E li ha usati anche in Siria, quando nel 2018 uno è piombato con l’ogiva integra ad As-Suwayda, permettendo di esaminare le submunizioni. Si trattava delle cluster bomb messe al bando dai trattati internazionali. Che né Mosca né Kiev hanno ratificato.

Leggi anche: